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Il coronavirus abbatte il Pil: maxi manovra da 150 miliardi

Approvato il def. "Se non si fosse materializzato il cigno nero della crisi epidemica, l'economia italiana avrebbe potuto registrare un ritmo di crescita in graduale miglioramento nell'anno in corso"

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REGGIO EMILIA – Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di economia e finanza. Con la relazione sullo scostamento di bilancio, sentita la Commissione europea, il governo richiede l’autorizzazione al Parlamento al ricorso all’indebitamento per l’anno 2020 di 55 miliardi di euro, 24,85 miliardi di euro nel 2021, 32,75 miliardi di euro nel 2022, 33,05 miliardi nel 2023, 33,15 miliardi di euro nel 2024, 33,25 miliardi di euro dal 2025 al 2031 e 29,2 miliardi di euro dal 2032. Lo si legge nel comunicato stampa del Cdm.

“I principi generali della strategia di rientro” del rapporto debito/Pil “saranno, oltre al conseguimento di un adeguato surplus di bilancio primario: il rilancio degli investimenti, pubblici e privati, grazie anche alla semplificazione delle procedure amministrative; il contrasto all’evasione fiscale; la riforma del sistema fiscale, improntata alla semplificazione, all’equità e alla tutela ambientale; la revisione e la riqualificazione della spesa pubblica”.

Nuova riunione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte con i capi delegazione dei partiti di maggioranza. Al centro dell’incontro con Alfonso Bonafede, Dario Franceschini, Roberto Speranza, Teresa Bellanova e il sottosegretario Riccardo Fraccaro ci sarebbero le misure per la “fase 2” di allentamento del lockdown in vista del varo del nuovo dpcm. Alla riunione partecipano anche i ministri Stefano Patuanelli e Nunzia Catalfo.

“Se non si fosse materializzato il cigno nero della crisi epidemica – si legge nella bozza del Def -, l’economia italiana avrebbe potuto registrare un ritmo di crescita in graduale miglioramento nell’anno in corso. Tale ripresa avrebbe condotto ad una modesta espansione nel primo trimestre dell’anno, rendendo raggiungibile la previsione di crescita annua dello 0,6 per cento formulata nella Nadef di settembre 2019”.

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