“Dialoghi tra colleghi ai tempi di Covid 19” e “Filastrocca birichina”

“Scrittori silenziosi” è una rubrica giornaliera, offerta da Reggio Sera per pubblicare i pensieri, le sensazioni e le riflessioni dei reggiani, mentre sono costretti, in questo tragico periodo, all’isolamento totale

REGGIO EMILIA – “Scrittori silenziosi” è una rubrica giornaliera, offerta da Reggio Sera per pubblicare i pensieri, le sensazioni e le riflessioni dei reggiani, mentre sono costretti, in questo tragico periodo, all’isolamento totale.

Argomenti – racconti e poesie
Hai scritto un breve racconto o una o più poesie? Hai descritto un evento personale, il tuo stato d’animo durante questa solitudine? Hai raccontato il tuo dolore o la tua gioia per qualche felice occasione, per la guarigione di qualcuno, per un amore spuntato o separazione dolorosa o per un lieto incontro o triste perdita?

Invia il tuo scritto per mail a bassmaji.jean@libero.it. Oggetto: Scrittori Silenziosi. Non inviare a Reggio Sera.

Dialoghi tra colleghi al tempo di Covid 19

Chiamiamola con il suo vero nome: Paura.
Sì perché, come sempre, le novità che non riconosciamo ci spaventano e tentiamo di catturarle dentro i nostri rigidi schemi.
Allora guardiamola in faccia e diamole il giusto nome.
È difficile ammetterla, la paura.
Allora la esorcizziamo con la ragione, la chiamiamo: immoralità, castigo del peccato,  intervento di Dio, conseguenza del Capitalismo, conseguenza dell’inquinamento, conseguenza dell’irresponsabilità dell’uomo, delle politiche sbagliate.
Allora la esorcizziamo ingurgitando con ingordigia orge di immagini e di parole,
informazioni che travolgono e digeriscono ogni cosa.
Importante non pensare.
Importante non pensarla, la paura, masticando la vita e consumando gli esseri umani come prodotto del mercato.
Ma cosa rimarrà, dentro?
La paura. Ci rimarrà la paura.
Allora chiamiamola col suo vero nome: Paura.
Quella stessa paura che emerge richiamata dalla peste che riecheggia nel nostro
inconscio: generazione senza nome morta negli ospedali, nei conventi, nelle case di riposo, falcidiate dalla pestilenza.
Chiamiamola col suo vero nome: Paura.
Paura di un male impalpabile che uccide, e nel contempo vive in mezzo a noi facendoci respirare un’aria mefitica appena fuori casa.
Paura di un male che popola il nostro immaginario di mostri, di nemici più o meno veri, del nostro stesso livello di vita, che non sono più così diversi da me: il mio vicino, il mio collega. Il mio prossimo. Me stesso.
Paura di un nemico che entra dentro la vita quotidiana, rende sospetti i rapporti. Anche quelli più intimi.
Paura di un nemico subdolo che aggredisce nei momenti di più intensa comunicazione.
Ma cosa rimarrà, dentro?
La paura! Ci rimarrà la paura.
Paura di uscire dal guscio. Quel guscio di cui rimangono solo cumuli di immagini in frantumi.
Paura del futuro.
La paura di non vedere via d’uscita.
Ma cosa rimarrà, dentro?
Una domanda: quali germogli spunteranno da queste macerie?

Mario Ivan Cipressi

Filastrocca birichina

Questo virus rompiballe
dipana ormai tutte le folle
sul divano da oggi si vivrà
e l’italiano si canterà
Poi con l’inno e mano sul cuore
cominceremo a raccontare storie
dove al re e la principessa
lieta vita sarà concessa.
Basta uscire solo sul balcone
e non lasciare più l’abitazione
Poi con skype, fb e wathsapp
la distanza facilmente cadrà
e i figli e i nipotini in virtuale
coccolerai come di moda attuale
Tra me e te niente ha cambiato
questo corona ci ha avvicinato
son più belle le tue carezze
cancellano tutte le insicurezze
E quando domani sarà passato
tra le mie braccia sarai addormentato…

Clelia Ambrosino