Coronavirus, una madre: “Mia figlia ha i sintomi, ma non le fanno il tampone”

La donna: "Ha telefonato al 1500 e alla guardia medica e le hanno detto di prendere la tachipirina. Se fosse positiva? Quanti italiani ci sono chiusi in casa nelle sue condizioni?"

REGGIO EMILIA – “Mia figlia ha i sintomi del Covid 19. Ha chiamato il 1500 (il numero di pubblica utilità istituito dal ministero della Salute per rispondere alle domande dei cittadini sul Covid 19, ndr) e le hanno detto che il tampone non lo possono fare”. Chi parla è una nostra lettrice madre di una studentessa universitaria a Parma che ha voluto raccontare la sua esperienza al nostro giornale.

Racconta: “Mia figlia è una studentessa universitaria che abita a Parma da sola. Non esce mai, perché sta facendo gli esami on line e si fa portare a casa i pasti dai rider. Domenica mi ha telefonato preoccupata e mi ha detto: ‘Mamma, sto male. Non mi reggo in piedi, ho mal di gola, un po’ di febbre, tosse e stanchezza’. Visti i sintomi, ho pensato che potesse avere il coronavirus e le ho detto di chiamare il 1500”.

Continua la madre: “Ha chiamato e le hanno chiesto: ‘Ha avuto rapporti con persone che potevano essere positive al Covid?’. ‘Non lo so’, ha risposto lei. Poi le è stato chiesto se ha avuto rapporti con pazienti Covid e lei ha detto di no. Infine le hanno chiesto cosa si sentisse. Lei ha detto che aveva un po’ di febbre, mal di gola, tosse e che non si reggeva in piedi. A quel punto ha chiesto se poteva fare il tampone. ‘No, il tampone no’, le hanno risposto. E lei: ‘Ma allora quando lo fate?’. ‘Solo ai casi più gravi con la febbre molta alta o con difficoltà respiratorie’. Infine le hanno detto: ‘Si curi. E se la febbre dovesse salire sopra i 38 gradi, prenda una tachipirina e stia in casa’”.

Continua la donna nel suo racconto: “Ora lei fa pure fatica ad alzarsi da letto e ad arrivare in cucina. Mi ha detto: ‘Mamma sto male e tu non puoi venire. Cosa faccio?’. Le ho detto di chiamare la guardia medica. Lei lo ha fatto e le hanno dato le stesse risposte. Io sono arrabbiata. C’è una ragazzina, là, sola, in casa, magari positiva, come migliaia di persone in Italia. Nessuno sa, in questo modo, se non si fanno i tamponi, quanti sono i contagiati in queste condizioni nel nostro Paese in questo momento. Lei sta in casa, perché è responsabile, ma se uno va fuori e infetta gli altri? Se contagia i suoi familiari? Se domani si dovesse riaprire e vanno tutti fuori cosa succederebbe? Voglio dire. Tu tieni la gente in casa. Va bene, ma ha un senso se sappiamo in che percentuale è infetta ed è contagiosa. Così non sappiamo nulla”.

Conclude: “A questo punto devo delegare ogni speranza al sistema immunitario giovane e mediamente sano di mia figlia. Non dovrebbe venirle una polmonite biltaterale, perché è sana. Ma non tutti sono fortunati ad essere giovani”.