Coronavirus, Nicolini: “Senza ordinanze saremmo stati travolti”

Il direttore dell'Ausl: "Il giorno peggiore e' stato il 19 marzo quando si sono registrati 91 ricoveri per polmoniti da Covid 19 e si e' temuto che il sistema sanitario potesse collassare"

REGGIO EMILIA – “Senza le ordinanze restrittive fatte dal Governo e dalla Regione, se la gente fosse rimasta in giro, saremmo stati travolti”. Ad affermarlo il direttore dell’Ausl Irccs di Reggio Emilia Fausto Nicolini, tracciando un bilancio delle attivita’ operative svolte dall’azienda sanitaria nei primi 40 giorni dell’epidemia di coronavirus. Il giorno peggiore, ricorda Nicolini, e’ stato il 19 marzo quando si sono registrati 91 ricoveri per polmoniti da Covid 19 e si e’ temuto che il sistema sanitario potesse collassare.

Oggi, evidenzia Nicolini, “non e’ finita, abbiamo 450 pazienti ricoverati per il virus, ma abbiamo passato il momento in cui abbiamo pensato che saremmo andati in default e in cui stavamo anche pensando a realizzare un ospedale da campo. Fortunatamente non ne abbiamo avuto bisogno”. Il direttore dell’Ausl tira poi le somme dei posti letto ricavati dedicati ai pazienti contagiati. Quelli riconvertiti a Covid sono 750, la meta’ di quelli complessivi disponibili nei sei ospedali della provincia reggiana (quello di Guastalla e’ diventato completamente Covid, ndr).

I posti di terapia intensiva, che agli inizi di marzo erano 20, sono diventati 60 ma, osserva Nicolini, “non sono aumentati i professionisti, che quindi si trovano ad assistere il triplo dei pazienti”. Gli accessi ai pronto soccorso di persone contagiate o sospette tali sono stati dal primo marzo 3000. I ricoveri per coronavirus 1.600 e le tac al torace effettuate 5.300 (gia’ superata la media annuale). Si sono infine registrati in ospedale piu’ di 280 decessi di pazienti fragili, anziani, con un’eta’ media di 80 anni.

Nicolini apre poi una parentesi sul numero dei casi positivi, che non diminuisce, correlato ai tamponi effettuati. “La storia dei tamponi – dice il professionista – e’ molto semplice: tutti lo vogliono fare e se ne fai molti, molti sono positivi. Ma per noi gli indicatori epidemiologici erano le tac e i ricoveri”. Prima, ricorda Nicolini, “i test venivano analizzati a Parma o a Bologna e ci siamo trovati nella situazione paradossale di avere piu’ ricoverati che tamponi positivi, perche’ i risultati arrivavano in ritardo”.

Dal 16 marzo, invece, “ci siamo accreditati con la Regione a fare anche noi i tamponi e oggi siamo diventati il labortorio che fa piu’ tamponi di tutta l’Emilia-Romagna, perche’ siamo progressivamente passati dal farli non solo alle persone da ospedalizzare, ma cercando pazienti positivi anche sul territorio, con i drive in e nelle case di riposo”. Si e’ cosi’ passati da una media di 100 tamponi al giorno, a 700. Va chiarito, aggiunge Nicolini, “che possiamo fare i tamponi solo a pazienti sintomatici. Non e’ consentito farli a chi non ha sintomi”.

Ma “non bisogna spaventarsi se emergono molti casi positivi, che sono solo il frutto di una ricerca dei pazienti. Quello che conta e’ quante persone non ricorrono a cure ospedaliere e restano a domicilio (a Reggio c’e’ una media del 68% contro il 43% di quella regionale), quanti vanno in terapia intensiva e quanti vengono dimessi”. Il direttore dell’Ausl conclude: “Dovremo imparare a convivere con questa malattia, ma se c’e’ un aspetto positivo che questa vicenda ha portato, e’ stato quello della riscoperta dei valori come quello della solidarieta’ espressa dalla comunita’, che e’ andata oltre ogni aspettativa”. Un riconoscimento alla sanita’ pubblica, “che abbiamo sempre difeso e che ha dimostrato quanto e’ straordinaria”.