Coronavirus, Marchi: “Costo crisi di 13 milioni per il Comune”

L'assessore al Bilancio: "Il 50% delle richieste di aiuto sono di famiglie che prima non erano conosciute, i buoni spesa per il 60% andranno a persone che prima della crisi non chiedevano aiuto. Nei primi tre mesi del 2020 aumento del 30% dei trattamenti sanitari obbligatori"

REGGIO EMILIA – E’ pesantissimo l’impatto economico e sociale dell’emergenza coronavirus sul bilancio del Comune di Reggio Emilia. Lo denuncia l’assessore comunale Daniele Marchi che, ribadendo la volonta’ dell’amministrazione di non ridurre il livello dei servizi, lancia pero’ un nuovo grido aiuto al Governo.

“I Comuni – dice – saranno la prima linea della fase 2. Non possono essere lasciati soli. Da soli hanno il destino segnato: un destino che si chiama default”. L’assessore, rivendicando la scelta di aver approvato il bilancio a fine marzo proprio “per avere il prima possibile un quadro certo e chiaro dell’impatto della crisi”, entra quindi nel merito delle questioni.

Per “il nostro Comune – spiega – la proiezione sul 2020 ci raffigura scenari con riduzioni di entrate anche prossime al 10%, che tradotto in milioni significa dai 10 ai 13 milioni di euro in meno sul bilancio di parte corrente 2020. Un scenario insostenibile”. Significherebbe infatti “tagliare servizi essenziali, ridurre il personale, privatizzare interi settori. E forse non basterebbe a evitare il crollo”.

Ma “e’ – prosegue Marchi – esattamente il contrario di quello che dovremmo fare. Ovvero potenziare e ampliare tutti quei servizi che, assieme alla comunita’, devono consentirci di non lasciare indietro nessuno”. Nello specifico ammontano a oltre due milioni le minori entrate del sistema educativo, tra i cinque e i sei milioni le stime di minor gettito tributario, mentre e’ ancora da quantificare l’impatto del crollo dei botteghini sui bilanci delle istituzioni culturali. “A questi vanno aggiunti i probabili maggiori costi per fronteggiare l’emergenza e per il ritorno al lavoro in sicurezza”, aggiunge Marchi.

Per i dispositivi di protezione individuale “stimiamo un milione di costi non previsti, solo per le mascherine stimiamo 400.000 euro”. Infine “ogni ipotesi di dilazione di pagamenti genera tensioni alle casse comunali che, se non supportate, rischiano di non metterci nelle condizioni di pagare gli stipendi ai dipendenti”. E tuttavia, sottolinea l’esponente della Giunta, “e’ chiaro che Reggio Emilia non tagliera’ ne’ privatizzera’ brutalmente i servizi. Welfare, educazione, cultura, sport sono beni comuni sui quali il ruolo del Comune non potra’ venire meno. Ma per questo serve subito e forte l’aiuto del Governo”.

Secondo Marchi, inoltre si acuiscono i bisogni sociali: “Il 50% delle richieste di aiuto raccolte dai servizi in queste settimane sono di persone e famiglie che prima non erano conosciute, i buoni spesa che stiamo erogando per il 60% andranno a persone che prima della crisi non chiedevano aiuto e nei primi tre mesi del 2020 abbiamo avuto un aumento del 30% dei trattamenti sanitari obbligatori, indice chiaro di fragilita’ in crescita”.

Un servizio in aumento in queste settimane “e’ poi il sostegno educativo domiciliare, perche’ le famiglie fragili, chiuse in casa, faticano ancora di piu'”. Ecco perche’, dice Marchi, “la fase 2 dovra’ essere anche il tempo della solidarieta’”. Dunque un secondo appello viene rivolto alla comunita’: “Ancor piu’ e ancor prima delle istituzioni saremo tutti noi, come cittadini, a dover essere sentinelle, orecchi attenti a cogliere la fatica di un vicino, di un collega, di un amico”, esorta Marchi. “Mani tese per offrire un sostegno, con quel senso di responsabilita’ condiviso e lo spirito di cooperazione e mutuo aiuto che e’ nel dna di ogni reggiano”.