Coronavirus, da Parma a Reggio allarme per case di riposo

A Reggiolo ci sono 30 ospiti contagiati su 32 e a Monticelli ci sono già 21 morti

REGGIO EMILIA – Sia a Reggio Emilia che a Parma si moltiplicano gli allarmi sulle case di riposo per anziani, con un gran numero di contagiati dal coronavirus tra ospiti e operatori. Per il Movimento 5 stelle reggiano “il problema sta emergendo in diversi Comuni da segnalazioni che ci arrivano dall’Appennino alla Bassa alla Val D’Enza”. Una delle situazioni piu’ gravi registrate nel reggiano e’ a Reggiolo dove in una struttura risultano 30 ospiti contagiati su 32.

Occorre quindi “provvedere con tempestivi strumenti per evitare che queste strutture diventino delle bombe virologiche a danno di operatori e pazienti” esortano i parlamentari pentastellati Davide Zanichelli e Maria Edera Spadoni, insieme all’eurodeputata Sabrina Pignedoli e alla consigliera comunale Paola Soragni. Nello specifico i 5 stelle chiedono la trasformazione delle residenze per anziani in strutture Covid (come avvenuto a Guastalla) in modo selettivo o comunque la parziale chiusura di alcune, invitando anche le rappresentanze sindacali “alla massima attenzione su questo problema”.

In provincia di Parma l’sos arriva da Cgil e Cisl della Funzione pubblica che parlano di “una strage silenziosa che coinvolge molte, troppe strutture anche sul nostro territorio, assumendo dimensioni ormai fuori controllo”. Tra le situazioni vicine al collasso ci sono per i sindacati la “Villa Margherita” di Calestano, gestita dalla cooperativa Quadrifoglio, e la “Residenza al Parco” di Monticelli Terme, gestita dalla reggiana Coopselios. Nella prima 13 anziani ospiti su 34 sono deceduti in pochissimo tempo e ad oggi non si conoscono i numeri reali dei contagi tra gli anziani e i lavoratori, mentre nella struttura di Monticelli sono deceduti 21 anziani da quando e’ iniziata l’emergenza Covid 19, ma ben 25 da inizio anno.

Ad oggi ci sono sette ospiti ricoverati in ospedale e dei 31 rimasti nella casa solo otto sono negativi all’ecografia ai polmoni, senza contare che anche quattro operatori di Monticelli sono positivi e nella struttura ancora non vengono fatti i tamponi al personale. Anche per gli operatori della casa di riposo di Calestano, rimarcano i sindacati “il tampone o il test sierologico sono ancora solo una speranza”. Per Cgil e Cisl “e’ giunto il momento della trasparenza nei confronti dei familiari degli ospiti e dei lavoratori, che continuano, minuto dopo minuto, a lavorare con dispositivi di protezione individuale probabilmente insufficienti a garantire se stessi e gli utenti assistiti”.

Ed e’ “indispensabile che le autorita’ preposte compiano un cambio di passo concreto ed efficace per mettere finalmente in sicurezza sia gli operatori” perche’, concludono i sindacati, “gli anziani non sono malati di serie B e gli operatori socio-sanitari non possono essere lasciati soli nell’affrontare questo dramma sociale e umano”.