Coronavirus, cronache da Berlino: “La gente va nei parchi e fa jogging”

Stefano Gualdi, un reggiano che vive da 15 anni nella capitale tedesca: "Sono una partita Iva e, in quattro giorni, ho ricevuto sul mio conto 5mila euro. Qui hanno fatto molti tamponi fin dall'inizio e non hanno intasato i reparti di terapia intensiva"

REGGIO EMILIA – “A Berlino la gente va nei parchi rispettando le distanze, fa jogging, si celebrano matrimoni e funerali. Io sono una partita Iva e, in quattro giorni, ho ricevuto sul mio conto 5mila euro. Qui hanno fatto molti tamponi fin dall’inizio e non hanno intasato i reparti di terapia intensiva”. Stefano Gualdi è un reggiano che vive da una quindicina di anni a Berlino dove ha una piccola agenzia turistica. Molti lo ricorderanno come il gestore del “Castello del vescovo”, un locale  di Arceto che, a cavallo fra gli anni Novanta e Duemila è stato uno dei luoghi più vivi e interessanti culturalmente della nostra provincia.

In Germania, a quanto pare, ci sono regole meno stringenti per quel che riguarda il lockdown. Ce lo può confermare?
Berlino è una città che ha un’estensione che è otto volte e mezzo Parigi. Ci sono meno problemi di promiscuità familiare, perché qui vengono a lavorare persone senza famiglia, giovani, lavoratori che vengono per un determinato periodo e pendolari che vivono in Regione a 20-30 chilometri da qui. La città è mezza vuota di suo. Molti turisti non si capacitano che possa essere una città senza problemi di traffico. Adesso, dato che sono chiusi negozi, ristoranti e musei, è ancora più vuota. Ma non lo noti se vai nei parchi che sono pieni. Qui ci puoi andare se tieni una distanza di quattro metri fra un gruppo e un altro. Puoi andare a passeggiare in due. Il nucleo familiare lo può fare anche in quattro o cinque, per esempio, ma quattro amici no. Per quel che riguarda gli eventi privati, invece, sono permessi matrimoni o funerali, ma se sono più di dieci persone devi tenere una lista nel caso ci sia poi un’infezione. Si può fare sport. Il jogging è permesso, ma solo una persona alla volta.

Per quel che riguarda gli aiuti economici alla popolazione come siete messi invece?
La Germania è federale e quindi io parlo della Regione di Berlino dove vivo. Qui sono stati molto bravi a dare un aiuto economico a chi ne ha bisogno. C’è una banca delegata per distribuire dei fondi che ha dato un sostegno rapido, a fondo perduto, alle partite Iva e alle ditte fino a cinque dipendenti. La banca ha messo on line una pagina. Tu entravi e vedevi una schermata in cui avevi un numero di prenotazione. Io ero il numero 24mila. Io mi sono iscritto sabato 28 marzo. Poi, se ti collegavi con il cellulare, vedevi la barra del tempo che scorreva e che ti diceva quando toccava a te. Il mio turno è stato sabato sera. Ho scritto nome e cognome, indirizzo e numero identificativo e partita iva. Martedì 31 marzo mi sono arrivati cinquemila euro (per le partite Iva in Italia la somma è di 600 euro, ndr). Questa è la base. Ma si può arrivare fino a 9mila euro se tu hai delle spese da sostenere tipo mutui. Solo a Berlino sono stati pagati due miliardi di euro in un fine settimana. Si calcola che nella nostra regione siano duecentomila le persone che hanno percepito un sostegno di questo tipo a fondo perduto. E fra tre mesi potrai richiederlo di nuovo.

Poi, se non andiamo errati in Germania c’è anche il reddito di cittadinanza. E’ vero?
Sì, adesso hanno semplificato le procedure. Si tratta di un reddito sociale che non ha nulla a che vedere con la disoccupazione e che viene dato alle persone che lo richiedono e che hanno i requisiti necessari. Non serve la nazionalità, basta solo il domicilio in Germania. Se vivono nel paese da almeno sette mesi e sono indigenti percepiscono minimo 700 euro che possono arrivare fino a duemila euro al mese se hai molti figli. Sono cifre indicative, perché poi ogni singolo caso viene studiato.

Com’è l’assitenza sanitaria in Germania e come funziona il sistema dei tamponi?
Hanno fatto tanti tamponi fin dall’inizio e quindi non hanno intasato i reparti di terapia intensiva. Qui ci sono più letti e macchinari, anche perché l’industria farmaceutica ha un interesse a venderli e quindi sono decenni che la sanità pubblica in Germania li compra sospinta dalle lobby di queste grandi industrie. Ci sono più posti letto, ma manca il personale che è carente perché costa di più. Lo stanno reclutando adesso.

E’ vero che hanno fatto molti tamponi e questo ha fatto sì che il contagio si diffondesse meno?
Come dicevo hanno fatto molti tamponi. I primi contagiati in Germania sono stati i giovani sotto i 30 anni che sono andati a sciare in Austria e si sono ammalati. Li hanno isolati e non hanno trasmesso il virus. Poi c’è stato un focolaio nell’ovest che ha riguardato tutti quelli che hanno partecipato al carnevale a Colonia. L’età media dei contagiati è 40 anni e sono guariti quasi tutti velocemente. C’è anche il fatto che in Germania le famiglie si separano molto presto dai loro ragazzi che escono di casa già a 18 anni e poi vanno all’università e con i genitori si vedono tre volte l’anno. Quindi non c’è questo contatto stretto con la famiglia e con i nonni come in Italia dove la pensione diventa parte integrante dell’economia familiare. La differenza, qui, sta anche nella filiera e nel modo di lavorare. Qua il medico di base se vede che hai un problema, anziché mandarti al pronto soccorso come in Italia, ti spedisce direttamente al reparto infettivi. Salti quindi quello step evitando di diffondere virus e batteri.