Coronavirus, calano ricoveri e casi gravi: così il morbo perde di forza

Confrontando i dati nazionali, regionali e locali si assiste a un aumento, generalizzato, degli incrementi giornalieri di persone che vengono curate a domicilio e a un calo, progressivo, delle persone che hanno bisogno di cure ospedaliere e di terapia intensiva

REGGIO EMILIA – Purtroppo oramai è appurato che non esiste un metodo unico di raccolta tamponi in Italia. Questo significa che calcolare la percentuale di contagiati ogni tot numero di test eseguiti, non fornisce un criterio sufficientemente valido per capire la progressione del virus. Questo perché, ovviamente, se una regione o un Comune esegue test più mirati, andando a cercare nuovi contagiati in situazioni più problematiche, troverà più casi positivi.

Questo è un bene, in realtà, perché aiuta a circoscrivere il contagio, ma è chiaro che quel dato non potrà essere confrontato con un altro che proviene da una provincia o da una regione che utilizza parametri diversi nella raccolta dei campioni. Che fare allora? A questo punto, forse, l’unico criterio veramente utile può essere confrontare il numero complessivo e l’incremento dei casi in terapia intensiva, dei ricoverati e di quelli in isolamento domiciliare per capire la progressione del coronavirus.

Per farlo utilizziamo, come sempre, la piattaforma fornitaci dall’azienda modenese Tekapp. Le cifre sono fornite dalla presidenza del consiglio dei Ministri e si fermano al primo aprile. Quelli che vi mostreremo sulla provincia di Reggio Emilia sono invece forniti dall’Ausl provinciale e fotografano la situazione al 2 aprile. Ci sono alcuni dati che balzano all’occhio. Il primo è che la percentuale di casi non gravi, che si curano a domicilio, a livello nazionale, regionale e reggiano, sono sempre intorno al 60%, mentre sono circa il 35% quelli che necessitano di un ricovero e solo il 5% quelli ricoverati in terapia intensiva.

Il secondo è che si assiste a un aumento generalizzato, degli incrementi giornalieri di persone che vengono curate a domicilio e a un calo progressivo delle persone che hanno bisogno di cure ospedaliere e di terapia intensiva. Forse è presto per dirlo, ma, guardando questi numeri, è come se il morbo, progredendo, stesse perdendo di forza nonostante l’aumento dei nuovi contagi.

Dati

Dato nazionale
Qui, su 80.572 positivi attuali (il totale casi complessivi dall’inizio dell’epidemia è stato di 110mila, ma abbiamo tolto 13.155 deceduti e 16.847 dimessi guariti) abbiamo 48mila persone in isolamento domiciliare fra gli attuali 80.572 positivi.

Questo significa che il 60% dei positivi si sta curando a casa e quindi non è in gravi condizioni. Di questi 80mila ci sono poi 32.438 ospedalizzati, ovvero il 40% del totale. Di questi 4.035 sono in terapia intensiva (il 5% del totale), mentre 28.403 sono ricoverati con sintomi (il 35%).

Se guardate il grafico che pubblichiamo, potete notare che i casi in isolamento domiciliare sono in netta crescita, mentre stanno diventando stabili i ricoverati e così pure quelli in terapia intensiva. Questi numeri sono molto buoni, perché consentono al nostro sistema sanitario di non collassare.

La seconda tabella che vi mostriamo è altrettanto interessante. Qui potete vedere gli incrementi rispetto al giorno precedente. La linea blu mostra quelli in isolamento domiciliare che restano alti (2.700 in più solo il primo aprile), ma l’aspetto più interessante è il crollo della linea viola che rappresenta i nuovi ricoverati con sintomi (il primo aprile erano 211, quando il 26 marzo erano stati 1.641). La linea gialla mostra gli incrementi giornalieri di ricoverati in terapia intensiva. Il primo aprile sono stati 12 in tutta Italia, ma il 28 marzo, per esempio, erano 124.

Dati

Dato Emilia-Romagna
Passiamo al dato che ci riguarda più da vicino, ovvero quello emiliano-romagnolo. Qui su un totale di 11.489 positivi (i casi totali sono stati 14.787 dall’inizio dell’epidemia, ma bisogna togliere 1.732 deceduti e 1.566 dimessi guariti), abbiamo 7.232 persone in isolamento domiciliare che rappresentano quasi il 63% del campione. Questo significa che 6 emiliano romagnoli contagiati su dieci non sono gravi. Ci sono poi 4.257 ospedalizzati che sono il 37% del campione. Di questi 3898 sono ricoverati con sintomi (il 34%) e 359 sono in terapia intensiva (il 3%).

Anche qui osservando la linea blu si vede la decisa impennata dai casi in isolamento domiciliare, mentre si sta stabilizzando la curva dei ricoverati e dei pazienti in terapia intensiva.

Vediamo l’incremento giornaliero di nuovi casi. La linea blu mostra quelli in isolamento domiciliare che, a parte un calo il 30-31 marzo, sono tornati a crescere e restano comunque elevati. La linea viola, invece, mostra gli incrementi giornalieri di ricoverati con sintomi che sono passati dai 417 del 24 marzo ai 133 del primo aprile. C’è da registrare qui che, dopo un netto calo avvenuto verso fine mese, il primo aprile c’è stata un’impennata anche se i livelli non sono quelli di prima per fortuna. Calano lentamente anche i nuovi casi in terapia intensiva che sono passati dai 18 del 30 marzo ai 6 del primo aprile.

Dati
Dati

Dato Reggio Emilia
Qui, purtroppo, non vi possiamo mostrare diagrammi perché Tekapp si appoggia ai dati del ministero e quindi non raccoglie i dati provincia per provincia. Ma le percentuali possiamo darvele.

Ci sono 2681 casi complessivi al 2 aprile. Di questi 1675, ovvero il 62%, sono in isolamento domiciliare e quindi non sono in gravi condizioni, 917 sono ricoverati in ospedale (il 34%), mentre le persone in terapia intensiva sono 74 (il 4%). Ci sono 179 clinicamente guariti e 230 decessi.

Abbiamo poi suddiviso gli ultimi dodici giorni in due pacchetti da sei giorni per mostrarvi l’andamento della malattia. Dal 22 al 27 marzo ci sono stati, complessivamente: 9 ricoverati in terapia intensiva, 553 in isolamento domiciliare, 368 ricoverati in terapia non intensiva. Dal 28 marzo al 2 aprile invece il dato è questo: 7 in terapia intensiva, 622 in isolamento domiciliare, 212 ricoverati in terapia non intensiva.

Come vedete anche qui si registra un calo. Si passa dai 9 ricoverati in terapia intensiva dei primi sei giorni ai 7 dei successivi sei giorni, mentre crescono le persone in isolamento domiciliare e calano decisamente i nuovi ricoverati in ospedale.