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Coronavirus, calano i malati in Italia: ma la discesa non arriva

In questi giorni sono diminuiti i nuovi casi, ma solo perché sono stati fatti meno tamponi. Infatti il rapporto test-contagiati è sempre rimasto intorno al 12-13%

REGGIO EMILIA – Calano ancora i malati di coronavirus ricoverati nelle terapie intensive: sono 3.898 i pazienti nei reparti, 79 in meno rispetto a ieri. Di questi, 1.343 sono in Lombardia. Dei 93.187 malati complessivi, 28.976 sono poi ricoverati con sintomi – 27 in più rispetto a ieri – e 60.313 sono quelli in isolamento domiciliare. Il dato è stato reso noto dalla Protezione civile. Sono 16.523 le vittime dopo aver contratto il coronavirus in Italia, con un aumento rispetto a ieri di 636. Domenica l’aumento era stato di 525. Le persone guarite sono 22.837, 1.022 in più di ieri.

Tuttavia la situazione del contagio da Covid 19 in Italia è stabile e non è ancora arrivata la discesa che tutti gli italiani si augurano per vedere una luce e iniziare a pensare alla vita dopo, la cosiddetta fase 2. I dati del nuovo bollettino della Protezione Civile parlano di un aumento dei malati (ovvero le persone attualmente positive) pari a 1.941 unità (meno dei giorni scorsi, ieri erano stati 2972) ma anche a fronte di un numero più basso di tamponi eseguiti.

I tamponi effettuati complessivamente sono calati dai 39.809 del 2 aprile ai 30.271 di oggi. In questi giorni sono diminuiti i nuovi casi, ma solo perché sono stati fatti meno tamponi. Infatti il rapporto test-contagiati è sempre rimasto intorno al 12-13%.

“I dati confermano sostanzialmente il trend confortante che vediamo da qualche giorno, per efficace misure di contenimento”. Così Luca Richeldi, pneumologo del Policlinico Gemelli e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts) in conferenza stampa alla Protezione civile. “E’ una frenata brusca, un segnale” quella dei nuovi ricoveri per coronavirus nell’ultima settimana, secondo Richeldi. Dal 30 marzo al 6 aprile i nuovi ricoveri sono calati del 90%, da +409 a +27.

“Per quanto ci lamentiamo che c’è tanta gente in giro – aggiunge – e considerando che il 20% delle attività lavorative è aperto e c’è un 10% di attività sociali, è un risultato sostanziale. Siamo sulla strada giusta, bisogna perseverare”. “I dati che vediamo sono meno allarmanti e l’andamento che vediamo – ha detto Richeli – ci deve essere di conforto, ma non ci deve far ridurre il livello di allarme” poiché anche oggi si segnalano duemila malati in più e 600 morti.