Coronavirus, aziende reggiane in ritardo sullo smart working

Secondo i dati della Camera di commerci è attrezzata solo un'impresa su cinque e hanno investito solo le più grandi

REGGIO EMILIA – Il Coronavirus ha colto impreparate le aziende reggiane per quanto riguarda lo smart working. E’ quanto emerge da un’analisi della Camera di commercio secondo cui, negli ultimi cinque anni, solo un’impresa su cinque (precisamente il 21,7%) ha effettuato investimenti per organizzare il lavoro a distanza. Un dato che si attestava nel 2018 al 20,9% e cresciuto rispetto all’anno precedente dello 0,8%.

La situazione appare molto differenziata tra i settori, ma sono soprattutto le dimensioni aziendali a sancire macroscopiche differenze. Nello specifico il comparto che ha investito di piu’ sul lavoro agile e’ stato quello dei servizi, con il 22,3% delle attivita’ presenti. Guardando alle dimensioni aziendali, invece, il 52% delle imprese con 250 dipendenti e oltre ha investito in adozione di sistemi di smart working, percentuale che scende al 40,7% per le aziende che occupano dai 50 ai 249 dipendenti.

Per le dimensioni inferiori la quota percentuale si riduce ancora e si ferma al 26,7% per le imprese da 10 a 49 dipendenti e al 17,8% per le microimprese, ovvero fino a 9 dipendenti. Piu’ rilevanti sono stati, invece, gli investimenti effettuati dalle imprese della provincia di Reggio Emilia per sviluppare nuovi modelli di business. Oltre una azienda su tre, infatti, ha orientato i propri investimenti al digital marketing, ovvero all’utilizzo di canali e strumenti digitali per la promozione e la vendita dei propri prodotti o servizi (34% delle imprese).

E nel 2019 e’ arrivata al 57,8% la quota delle imprese che, fra le varie competenze richieste ai nuovi assunti, include quelle digitali. Da qualche giorno intanto la Camera di commercio ha messo a disposizione sul proprio sito una guida sullo smart working, invitando le associate a consultarla e a chiedere assistenza scrivendo a: pid@re.camcom.it.