Catellani e Delmonte: “Comune di Reggio, folle ora alzare le tasse al ceto medio”

I due consiglieri regionali del Carroccio: "Aumentare le tasse in questo periodo significa strangolare i piccoli, gli imprenditori, gli artigiani e costringere al licenziamento di massa"

REGGIO EMILIA – “Mentre il paese è in piena emergenza sanitaria, economica e sociale, il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi ha varato una manovra di bilancio che aumenta di circa  3,8 milioni  di euro l’incasso previsto dall’addizionale Irpef. Vi pare normale chiedere ai reggiani della fascia di reddito media (tra i 15 e i 28.000 euro) di pagare più tasse su stipendi e incassi che non hanno avuto?”
Lo scrivono i consiglieri regionali della Lega, Maura Catellani e Gabriele Delmonte, per i quali “aumentare le tasse in questo periodo significa strangolare i piccoli, gli imprenditori, gli artigiani e costringere al licenziamento di massa”.
Scrivono i due consiglieri regionali: “Mentre gli addetti ai lavori del settore tributario chiedono una tregua immediata sul fronte fiscale, Vecchi e la sua giunta procedono spediti come se da un mese non stessimo convivendo con una realtà stravolta e drammatica. Il sindaco di Reggio esca, per una volta, dall’ideologia secondo la quale il problema delle tasse alte deriva da una grossa evasione fiscale. Superi il dualismo in forza del quale da una parte ci sarebbero gli evasori, dall’altra i contribuenti onesti, che pagano le tasse con una pressione fiscale complessiva superiore al 50% dei ricavi”.
Aggiungono Delmonte e la Catellani: “I due fenomeni sono connessi. E sempre più lo saranno quando le imprese e le famiglie si dovranno confrontare con gli effetti, molto pratici, del Coronavirus sull’economia. Se per ipotesi tutti pagassero per intero il dovuto, con l’attuale pressione fiscale molti non sopravviverebbero. L’economia si avviterebbe e il Pil crollerebbe. E poiché è di facile intuizione che la quota di sommerso aumenta in presenza di manovre fiscali pesanti, pensiamo a cosa potrebbe succedere se non si intervenisse in maniera rapida per rendere possibile a famiglie e imprese di tornare al più presto a vivere, lavorare e produrre”.
E concludono: “Una crescita importante del debito pubblico è comunque inevitabile e necessaria, ma almeno consentirà di rimettere in moto la produzione e i consumi: pertanto, anziché alzarle, si abbassino subito le tasse, e riflettiamo su nuove linee di politica economica e di crescita in grado di far ripartire la città. Una crescita reale, basata sul lavoro e sulle risorse umane, non su operazioni finanziarie che, come abbiamo visto, fanno solo decollare i patrimoni e i dividendi di poche holding”.