Case protette, controlli dei Nas in città e in provincia

Il maggiore Di Sario: "Per ora non ci sono stati sequestri, ma solo acquisizione di documentazione"

REGGIO EMILIA – I Nas di Parma stanno effettuando in questi giorni attività di verifica e di ispezione delle case protette reggiane, nel capoluogo e in provincia, acquisendo documentazione. Il maggiore Gianfranco Di Sario, comandante dei nuclei antisofisticazione, conferma a Reggio Sera: “Sono attività che facciamo abitualmente durante l’anno e che, in questo periodo, abbiamo intensificato con particolare attenzione vista l’emergenza Coronavirus”.

Per quel che riguarda il numero delle strutture che i Nas hanno ispezionato il maggiore aggiunge: “Dare numeri in questo momento sarebbe approssimativo, perché in alcune abbiamo effettuato l’accesso e basta e, in altre, abbiamo acquisito documentazione”.

Alla domanda se queste ispezioni siano avvenute su input della procura, il maggiore ha risposto: “Non necessariamente ci sono indagini in corso. Possiamo anche muoverci, su nostra iniziativa, per segnalazioni di familiari, operatori o medici. Oppure anche perché leggiamo articoli di giornale”.

Ma eventuali sequestri non debbono essere autorizzati dalla magistratura? “Non è detto, perché si può procedere ugualmente in caso di necessità e urgenza. In ogni caso, per ora, non ci sono stati sequestri, ma solo acquisizione di documentazione”. E conclude: “L’attività continuerà anche nei prossimi giorni”.

Al 7 aprile, secondo i dati forniti dall’Ausl in commissione sanità del consiglio comunale, ci sono 607 anziani positivi nelle case di riposo della nostra provincia e di questi 153 sono deceduti, mentre 454 sono tuttora presenti all’interno delle strutture dove sono ricoverati.

In sostanza, su una popolazione di circa 3mila anziani nelle case protette (pubbliche e private) della nostra provincia, al 7 aprile c’erano 607 anziani positivi (circa il 20 per cento) e 153 decessi (circa il 5%). Considerando che all’epoca i decessi da Coronavirus nella nostra provincia erano 331 (oggi sono arrivati a 462) dall’inizio dell’epidemia, si può dire che, purtroppo, un caso su due è avvenuto in queste strutture.