Case per anziani, i sindacati: “Serve un riconoscimento economico per gli operatori”

Cgil, Cisl e Uil: "In queste strutture serve personale sanitario competente, non è il momento del tutoraggio”

REGGIO EMILIA – “Ora un riconoscimento anche economico agli operatori delle case per anziani, falcidiate da contagi e decessi. In queste strutture serve personale sanitario competente, non è il momento del tutoraggio”. Lo scrivono Marco Bonaccini della Fp-Cgil, Sonia Uccellatori e Davide Battini, della Fp Cisl e Paolo Manzelli della Fpl Uil.

Aggiungono i tre segretari: “Dopo aver condiviso insieme alla Regione Emilia-Romagna la previsione di un riconoscimento economico ai dipendenti del sistema sanitario regionale, che abbiamo preteso in quanto doveroso e giusto, ora però riteniamo necessario estenderlo anche al personale che lavora nelle Case Residenza per anziani delle Asp e del sistema privato accreditato, gestito in particolare dalla cooperazione sociale. Lavoratrici e lavoratori che, ricordiamo, si ritrovano tutti i giorni in prima linea, spesso “a mani nude”, dall’inizio dell’emergenza per la tutela delle persone più fragili”.

Nei prossimi giorni i sindacati invieranno la richiesta di questo riconoscimento economico alla Regione, al mondo delle istituzioni (presidenti delle Asp e sindaci) e ai gestori privati, ognuno per le proprie competenze. Continuano i tre sindacalisti: “Infatti, nonostante i ripetuti allarmi delle organizzazioni sindacali, e nonostante il numero dei contagi e dei decessi, la situazione nelle Case Residenza per anziani continua a peggiorare. È migliorata la situazione per quanto riguarda i Dpi, ma non in modo omogeneo. Serve nell’immediato formazione per il loro corretto utilizzo”.

Secondo i tre segretari “è necessario, ora più che mai, in queste strutture falcidiate dal Covid-19, integrare gli organici. Perché nonostante le Ausl di competenza stiano inviando loro personale a supporto, seppur a macchia di leopardo sui singoli territori, la drammatica situazione esplosa nelle Case Residenze mette ogni giorno di più sotto pressione chi è rimasto al lavoro”.

Cgil, Cisl e Uil fanno notare che “la Regione Emilia-Romagna suggerisce l’inserimento di personale non qualificato o addirittura di educatori seguiti dagli attuali operatori socio sanitari, ma non è la strada da percorrere in questa delicatissima fase. Questo non è il momento del tutoraggio, ma, soprattutto per le strutture colpite da casi di positività, serve la professionalità di medici ed infermieri delle Ausl competenti in quanto l’attuale personale socio sanitario, è sempre bene evidenziarlo, oltre ad un grande cuore, ha grandi competenze assistenziali, ma di sicuro non quelle per combattere da solo una pandemia”.

Concludono i tre sindacalisti: “È evidente come le misure adottate fino ad adesso non siano sufficienti. Così come dobbiamo ancora purtroppo constatare il concreto problema di approvvigionamento dei kit per i test sierologici necessari ad effettuare lo screening degli operatori, annunciato dalla Regione e indispensabile per poter individuare i possibili portatori (anche asintomatici) del Covid-19. Chiediamo dunque le giuste condizioni ed il giusto riconoscimento anche per chi rappresenta l’altro esercito silenzioso, di cui meno si parla, ma che si sta facendo carico di combattere quotidianamente il Covid-19, per assistere le persone più fragili e maggiormente esposte al rischio di contagio”.