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Bonus 600 euro: “No, non siamo tutti sulla stessa barca”

Al di là della retorica, quello che sta accadendo sulle modalità di richiesta in queste ore, raffrontato al trattamento dei dipendenti delle aziende private, mostra ancora una volta che milioni di partite Iva vengono trattati come cittadini di serie B

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REGGIO EMILIA – Non ce la possiamo fare. La vicenda del bonus di 600 euro, destinato ai lavoratori autonomi, sta assumendo contorni surreali. Prima l’Inps parla, sul suo portale, di accettazione delle domande in ordine cronologico in assenza di un criterio di riparto dei fondi (tre miliardi) qualora non bastassero per tutti. Poi toglie questa informazione, ma, intanto, ha scatenato il panico. Il presidente Tridico ci mette una pezza: “Non c’è fretta. Le domande possono essere fatte per tutto il periodo della crisi”.

Ma, intanto, la frittata è fatta. Il panico è stato scatenato. Gli utenti si riversano sul sito dell’Inps e lo mandano in tilt. “Intasamenti inevitabili”, dice Tridico. Peccato che li abbia provocati anche lo stesso Istituto di previdenza con annunci contradditori.

Non era poi difficile, visto che l’assalto era facilmente prevedibile, aumentare la capienza dei server per soddisfare tutte le domande e non mandare in tilt il sistema. Come dite? Nessuno ci ha pensato? Ah, è vero, scusate. Siamo in Italia.

Sempre in Italia, ci spostiamo sui lavoratori delle casse private. Parliamo della nostra, ovvero quella dei giornalisti. L’Inpgi, il nostro istituto di previdenza, ha deciso di creare una mail apposita per inviare le domande per accedere al bonus. Voi vi chiederete, ma perché non ha creato una piattaforma apposta invece di mandare delle mail, magari anche tardando di qualche giorno l’avvio della procedura? Mistero.

Comunqe, vi dicevamo che l’Inpgi crea questa mail. Già all’una di questa notte molti giornalisti italiani si sono visti rimandare indietro la richiesta perché “la mailbox è piena e non può accettare altri messaggi, riprova più tardi”. Avete capito? Hanno creato una mail non pensando alla capienza, ovvero che avrebbe dovuto ospitare decine di migliaia di messaggi. Geniali.

I lavoratori cassintegrati delle aziende private, per esempio, non avranno tutti questi problemi. Le procedure richiederanno mesi, vista la mole imponente di richieste, ma è già stato fatto un accordo con le banche per anticipare questi soldi. Non si poteva fare anche con gli autonomi? No. Troppo difficile, vero? Come al solito questa categoria, che pure crea posti di lavoro e contribuisce al Pil italiano e a pagare le imposte, è sempre l’ultima ruota del carro.

Tutto questo dimostra, purtroppo, che, da di là della retorica che oggi abbonda come sempre in tempo di crisi, non è assolutamente vero che “siamo tutti sulla stessa barca” come molti dicono. Gli autonomi, oltre 5 milioni di lavoratori, sono su una scialuppa in un mare in tempesta, mentre intorno ci sono molte barche, pescherecci e, infine, poche navi da crociera e qualche yacht. Speriamo di non affogare.

Paolo Pergolizzi

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