“Appuntamento con la luna” e “Giornate strampalate”

“Scrittori silenziosi” è una rubrica giornaliera, offerta da Reggio Sera per pubblicare i pensieri, le sensazioni e le riflessioni dei reggiani, mentre sono costretti, in questo tragico periodo, all’isolamento totale

REGGIO EMILIA – “Scrittori silenziosi” è una rubrica giornaliera, offerta da Reggio Sera per pubblicare i pensieri, le sensazioni e le riflessioni dei reggiani, mentre sono costretti, in questo tragico periodo, all’isolamento totale.

Argomenti – racconti e poesie
Hai scritto un breve racconto o una o più poesie? Hai descritto un evento personale, il tuo stato d’animo durante questa solitudine? Hai raccontato il tuo dolore o la tua gioia per qualche felice occasione, per la guarigione di qualcuno, per un amore spuntato o separazione dolorosa o per un lieto incontro o triste perdita?

Invia il tuo scritto per mail a bassmaji.jean@libero.it. Oggetto: Scrittori Silenziosi. Non inviare a Reggio Sera.

 

Appuntamento con la luna

Ecco puntuale l’insonnia. Pare diventata la prassi addormentarsi in tarda serata dopo aver  letto il messaggio rassicurante della buonanotte di mamma, disattivato la connessione dati, ahimè dimenticato di dire le preghiere di ringraziamento a Lui nonostante siano innumerevoli i motivi per farlo, non solo per affidare la tutela dei nostri cari.

Dopo aver  fatto il resoconto della giornata e provato rammarico per le cose puntualmente disattese rispetto a quelle programmate dalla tabella quotidiana di marcia, mi addormento per poi  risvegliarmi poco dopo.   

Non riesco a dormire, è troppo il rumore dei pensieri. Anche la luna stasera ha una luce potente, abbagliante, sembra essere accesa dagli occhi dei singoli individui che la stanno ad  ammirare assorti nelle proprie riflessioni.   

Rievoco le sequenze dei video visti nel corso della giornata, ormai le scene reali hanno sostituito le trame dei film spensierati, i libri che amavo divorare restano negli scaffali con l’impercettibile strato di polvere fermato al tempo della vecchia normalità.   

“Quando ci vediamo?”, la domanda che emette la voce flebile in una videochiamata tra una mamma, ospite di una struttura per anziani ai suoi cari. Potrebbe sembrare retorica, formale e invece racchiude la sfuggevolezza del tempo, che come una cascata scrosciante  scivola dalle mani, impossibile narrare qualcosa in movimento, come Eraclito docet. Mani segnate dalle pieghe del tempo che posso solo immaginare quanta fatica abbiano fatto, quanto pane abbiano impastato per sfamare generazioni, ora poco avvezze all’utilizzo della tecnologia accarezzano schermi che emettono parole strozzate dalle emozioni trattenute.

Spalle curve, stanche, desiderose di caldi abbracci a loro volta sono accarezzate da personale infermieristico tramutato in rappresentanti di  umanità, chiamati non solo a compiere azioni di professionalità ma ad essere anelli di congiunzione di piani paralleli che non possono intersecarsi ora, non è concesso. Bisogna rimandare. Però, a nessuno è dato sapere la durata dello scandire dei granelli della clessidra delle nostre  vite, a tutti è consigliato di vivere intensamente ogni istante, di coglierne il meglio, di non  perdersi in inutili frivolezze.

La potenza della vita che anche in questo tempo esplode nella sua bellezza non fa eccezione alle regole della natura: potenti sono i vagiti dei neonati che segnano la loro venuta al mondo, vibranti e sincronizzati sono i voli delle rondini nei nostri  cieli di ritorno dall’Africa, foriere del caldo che riscalderà presto la terra umida pronta alla  semina, fiorenti i boccioli che germogliano sugli alberi, inebriante il profumo delle fresie e  del glicine che fiorisce. L’idea del ciclo naturale mi infonde a porre necessariamente fiducia nella speranza che, prima o poi, le lancette di questo tempo bizzarro sfuggito di mano possano assestarsi  riprendendo il giusto ritmo in armonia con la natura.

Che la nascita segni l’inizio dell’esistenza vissuta nella sua interezza che giunga al termine solo dopo il naturale  percorrimento di un viaggio lungo, avventuroso, soddisfacente chiamato vita. Che i  bambini possano riprendere a riempire di grida festose i corridoi delle scuole al suono della campanella, che i loro occhi possano sprizzare felicità alla vista dei nonni in attesa davanti alle scuole già da un’ora mentre gli adulti sono impegnati nelle loro attività lavorative. Che la società sia coestistenza di tutte le stagioni della vita. Che il covid-19 non  faccia più paura e rappresenti solo un fastidioso raffreddore innocuo combattuto senza  eccessivi sforzi.   

Alessandra Fiorillo

 

Giornate strampalate

Vibra il mondo fuori e risuona punk duro tra i tessuti del mio corpo.
Era tutta melodia e poi in un attimo è andata via.
Ha lasciato polvere di sabbia che si è alzata minacciosa e dispettosa.
E con gli occhi chiusi e tanta confusione tutto sembra un tormentone.
Come destreggiarsi fra ragione e sentimento? Fra esperienza e rinnovamento?
Non lo so.
Faccio silenzio.
Aspetto un tradimento:
che la mente e il cuore presi da tanto patimento abbassino la guardia e io possa aprire gli occhi, intonar una canzone, dimenticare l’emozione e soddisfare l’impressione.
L’impressione che qualunque cosa sia è la più bella, ed è mia.

Vera Fadia Bassmaji