“Abbracciami forte” e “Ricordi di un nomade per forza”

“Scrittori silenziosi” è una rubrica giornaliera, offerta da Reggio Sera per pubblicare i pensieri, le sensazioni e le riflessioni dei reggiani, mentre sono costretti, in questo tragico periodo, all’isolamento totale

REGGIO EMILIA – “Scrittori silenziosi” è una rubrica giornaliera, offerta da Reggio Sera per pubblicare i pensieri, le sensazioni e le riflessioni dei reggiani, mentre sono costretti, in questo tragico periodo, all’isolamento totale.

Argomenti – racconti e poesie
Hai scritto un breve racconto o una o più poesie? Hai descritto un evento personale, il tuo stato d’animo durante questa solitudine? Hai raccontato il tuo dolore o la tua gioia per qualche felice occasione, per la guarigione di qualcuno, per un amore spuntato o separazione dolorosa o per un lieto incontro o triste perdita?

Invia il tuo scritto per mail a bassmaji.jean@libero.it. Oggetto: Scrittori Silenziosi. Non inviare a Reggio Sera.

 

Abbracciami forte

Abbracciami forte,
fammi sentire il tuo calore
stringimi forte finché i nostri corpi
si uniscano in uno
liquefatti
abbracciami forte
finché i nostri respiri
assumano lo stesso ritmo
e il nostro sangue prenda la stessa via
abbracciami stretto
per annullare ogni spazio tra di noi
dove si annida la mia solitudine
abbracciami

Jean Bassmaji

Ricordi di un nomade per forza

Stamattina il cielo è grigio, uniforme ma grigio, come se fosse triste per la nostra solitudine.
Mi sono affacciato dal balcone per stare un po’ con qualcuno anche se a distanza.
I pensieri cominciano ad invadere la mia mente con insistenza. Mi sono seduto per fermare quello che mi girava attorno su questo foglio di carta, per fissare il tempo e datare gli avvenimenti che stiamo vivendo.

Sono felice, perché il piccolo virus non si è interessato di me, né dei miei familiari ma la tristezza mi attraversa per la partenza di tanti che non conosco ma ora li sento come parenti, come amici o per lo meno come concittadini con i quali ho condiviso questa bella città per tanto tempo.

Sono quasi nomade con le radici strappate più volte con forza, li porta dentro di me disintegrate e frammentarie. Un po’ la guerra e un po’ per lo studio, la mia grande famiglia è stata costretta a partire, portando via ricordi e affetti per piantarli in altre terre del mondo.

Molti di loro hanno perso il passato e si sono persi nei meandri della civiltà nuova. Li ricordo ma sono ormai sconosciuti a me e ai miei figli nella loro organizzazione familiare nuova. Altri non ci sono più, non ho potuto nemmeno dargli l’ultimo saluto. I loro eredi hanno preso un’altra strada e sono scomparsi dal nostro orizzonte.

Io ho costruito una nuova famiglia mista. Ho generato figli senza radici da portare dentro, ma consapevoli di appartenere a una grande famiglia, che hanno conosciuto come famiglia unita. Una volta unita ma adesso non vedono da tanto tempo. Il fuso orario per me è alleato e mi permette di comunicare con qualcuno di loro.

Tutto ciò mi è comparso davanti come un cortometraggio, mentre sono seduto sul balcone a cercare il contatto con qualcuno. Vorrei cercare la mia anima rimasta ancora incollata a me. Il mio capitale che non si puo’ giocare nella borsa della vita. E’ il pane quotidiano della nostra felicità e della nostra tristezza. E’ quella che ci sorveglia e ci avverte, quella che ci castiga e ci premia.

L’anima è il fertilizzante dei nostri affetti, passati, presenti e futuri, è l’essenza del profumo del nostro giardino dove ogni uno ha seminato la sua radice. L’anima è l’energia che fa battere forte il nostro cuore. Se l’anima ti abbandona le radici muoiono e di te rimane soltanto la cenere, residuo della tua corta o lunga esistenza

Oggi è un giorno diverso, denso di nostalgia come non mai. Domani sarà un altro giorno ma sicuramente non molto diverso dai precedenti, scolorati e anonimi ma sempre nuovi che ci danno la possibilità di riflettere. Non sappiamo per quanto tempo questo minuscolo Coronavirus continuerà a comandare in silenzio. Forse detesta il nostro mondo e sta cercando di offrircene uno migliore.

Jean Bassmaji