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Telelavoro, questo sconosciuto: il Coronavirus fa emergere l’arretratezza delle nostre aziende

L'epidemia di Coronavirus, insomma, sta mettendo in luce una certa arretratezza delle nostre aziende che, a parte alcune lodevoli eccezioni, si sono fatte cogliere in contropiede da questa emergenza

REGGIO EMILIA – Prescrizioni su come lavorare a distanza, sull’igiene, sull’attenzione ad eventuali sintomi, ma nessun provvedimento preso sul telelavoro. Un lettore ci ha inviato una nota interna, di una primaria azienda reggiana del settore metalmeccanico, che fissa tutte queste condizioni, sia per gli operai (e qui si può capire visto che gli impianti non possono certo essere spostati) che per gli impiegati (e qui si comprende meno perché, attrezzandosi in modo opportuno, si potrebbe sviluppare lo smart working).

Molti dipendenti, almeno in questa azienda, hanno anche già un computer portatile e un telefono aziendale e quindi sarebbero perfettamente autonomi per svolgere il loro servizio in remoto. La protesta del dipendente fa emergere l’arretratezza di molte aziende del nostro territorio che non sono ancora attrezzate per il telelavoro. Un’attività che, fra l’altro, al di là dei vantaggi che darebbe per la lotta al coronavirus, presenterebbe anche indubbi benefici durante l’anno per la lotta all’inquinamento.

Noi stessi, nel corso di una ricognizione sul territorio stamattina, abbiamo potuto verificare che era pieno il parcheggio di un’altra grande azienda reggiana che non ci risulta abbia operai al suo interno in quella sede.

Che il problema esista viene anche evidenziato dal fatto che, secondo quanto comunicato da Unindustria, negli ultimi giorni sono state ben 31 le aziende che hanno chiesto delucidazioni sul telelavoro, perché evidentemente non lo svolgevano prima o non lo hanno mai fatto a livelli spinti.

L’epidemia di Coronavirus, insomma, sta mettendo in luce una certa arretratezza delle nostre aziende che, a parte alcune lodevoli eccezioni, si sono fatte cogliere in contropiede da questa emergenza con i loro lavoratori che, giustamente, in queste ore stanno chiedendo maggiore sicurezza e farebbero volentieri a meno di entrare in aziende dove, giocoforza, devono stare a stretto contatto con altri colleghi.

Paolo Pergolizzi