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Scuola, luci e ombre della didattica a distanza

Il docente: "La didattica a distanza non è per tutti, non è a sostegno di tutti: da ora in poi formiamo i nostri docenti e i nostri ragazzi per gestire l’emergenza"

REGGIO EMILIADa circa un mese i ragazzi, i docenti e i genitori di tutta Italia stanno sperimentando “la didattica a distanza”. Si trovano commenti di ogni genere su internet, persone che ne parlano malissimo, sindacati in rivolta e genitori che ringraziano le insegnanti per il lavoro che ogni giorno svolgono. In realtà due aspetti sarebbero da mettere in luce, uno positivo, l’altro assolutamente negativo.

Il primo punta finalmente i riflettori su ciò che fa e sa fare un docente, si entra per la prima volta in aula, si vede davvero chi ha voglia di fare, chi fa di tutto per essere presente, chi sa riprogettare una programmazione sull’emergenza, chi sa formarsi online, prepararsi, rispondere agli studenti, alle mail dei genitori, correggere tutto ciò che arriva stando collegato dalle 8 alle 12 ore al giorno e chi invece si limita a caricare compiti senza una spiegazione, un’integrazione. Un insegnante che lavora bene crea con la didattica a distanza un ponte solido con le famiglie.

Il secondo punto è quello che mette in luce le differenze sociali, economiche, culturali del nostro paese. Chi ha mezzi per acquistare, cultura e tempo per aiutare i propri figli e chi invece rimane in ogni caso uno o dieci passi indietro. Lo Stato può arrivare a fornire un pc, forse una connessione internet ma gli aiuto materiali a queste famiglie che prima davano i docenti, gli educatori, i doposcuola, gli assistenti sociali e tutte quelle associazioni di volontariato che sostenevano questi ragazzi al pomeriggio in un attimo sono scomparse.

La didattica a distanza non è per tutti, non è a sostegno di tutti e non basta una video lezione o una mail a risolvere il problema. Chi scrive non ha soluzioni nell’immediato, ma consigli per il futuro: da ora in poi formiamo i nostri docenti e i nostri ragazzi per gestire l’emergenza, diamo fondi alle scuole per organizzare corsi di informatica intensivi già dalla primaria per rendere questi bambini autonomi, bonus alle famiglie per acquistare pc, stampanti e scanner.

E infine premiamo finalmente il merito in questo paese, perché i nostri ragazzi hanno diritto a insegnanti preparati, a docenti che sappiano essere una guida per un mondo che inevitabilmente sta cambiando.

Francesca Spadaccini, insegnante