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Salute o profitto? Il dilemma di Conte e dei leader occidentali

Una decisione difficile e dolorosa quella del premier, ma non si poteva continuare a mettere a rischio la salute di un lavoratore e di una comunità in nome del fatturato

REGGIO EMILIA – Il premier Conte, stanotte, ha preso una decisione che non era più procrastinabile: chiudere tutte le attività produttive non necessarie. La decisione non era effettivamente più rinviabile perché, come ognuno oramai ha capito, non ha alcun senso costringere la gente chiusa in casa per fermare il contagio quando poi la si manda a lavorare nelle fabbriche e nelle aziende a contatto con tante altre persone e su autobus, metropolitane e treni che sono ambienti ideali per il contagio.

C’è un bel servizio, oggi, su Repubblica che spiega come una delle cause dell’elevato contagio nel bergamasco sia stata, nonostante i casi che aumentavano, la resistenza degli industriali locali a chiudere le aziende. Resistenza che, a quanto pare, è arrivata anche ieri da ambienti Confindustriali prima della decisione di Conte.

Chi scrive ha ben presente la situazione difficile delle nostre imprese, soprattutto di quelle metalmeccaniche locali che producono componentistica per altre aziende. Sono poche le aziende italiane che producono prodotti finiti, mentre molte lavorano per fornire componenti ad altre aziende. E’ chiaro che, se queste si fermano, le aziende estere cercheranno quei componenti su altri mercati e, quando le nostre imprese riapriranno, avranno perso fette importanti di mercato. Pur nella drammaticità del momento, lo stesso problema non si pone per un ristorante o un negozio che, oggi, chiudono, ma domani, una volta riaperto, tornano ad avere i clienti di prima (anche se magari con meno capacità di spesa).

Il rischio è dunque che molti oggi salvino la propria salute, ma non il loro posto di lavoro. Tuttavia crediamo che il senso ultimo della decisione di Conte sia stato proprio questo, ovvero dichiarare che la salute è più importante del lavoro e della produzione. Questo è oggettivamente un principio non valicabile. Non si può mettere a rischio la salute di un lavoratore e di una comunità in nome del profitto. Anche perché, quando sei al cimitero, dei soldi e del lavoro non te ne fai nulla.

Quindi fermiamoci tutto il tempo che è necessario per bloccare questa epidemia. E non è detto che, fra qualche settimana, non si fermi anche il resto d’Europa perché il virus non guarda in faccia a nessuno e presto i leader europei si troveranno di fronte allo stesso dilemma di Conte. Salute o profitto?

Paolo Pergolizzi