Reggio Emilia, crescita anomala dei decessi non da Coronavirus

Nella nostra città, nei primi 26 giorni del mese di marzo (tolti i casi di decessi da Covid19 che sono stati 26, ovvero uno al giorno) ci sono stati circa 40 morti in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e circa 60 rispetto allo stesso periodo nel 2018

REGGIO EMILIA – Nella nostra città, nei primi 26 giorni del mese di marzo (tolti i casi di decessi da coronavirus che sono stati 26, ovvero uno al giorno, ndr) ci sono stati circa 40 morti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e circa 60 rispetto allo stesso periodo nel 2018. Anche considerando, come potete vedere dalla tabella, oscillazioni di 20-30 decessi in più al mese, nei confronti fra un anno e l’altro, resta comunque un’anomalia statistica che va dai 40 ai 60 decessi in più in questo periodo. Ovvero una variazione che va dal 20 al 40 per cento in più.

Il dato è stato estrapolato dall’anagrafe comunale ed è un andamento che, ovviamente, gli uffici preposti tengono sotto controllo vista la situazione di emergenza in questo periodo. E’ un dato non particolarmente allarmante, soprattutto se paragonato con altre parti d’Italia (a Bergamo, per esempio i decessi complessivi, tolti quelli da Coronavirus, sono tre volte di più rispetto alla media), ma che testimonia come, anche da noi, ci potrebbero essere decessi, probabilmente dovuti al virus, che non vengono conteggiati nel bilancio ufficiale.

Passando ai numeri, dalla tabella pubblicata potete vedere che, nel mese di gennaio, i decessi sono stati 192 nel 2018, 216 nel 2019 e 198 nel 2020. In febbraio sono stati 167 nel 2018, mentre sono stati 189 nel 2019 e 154 nel 2020. Il mese ovviamente più interessante, per questo tipo di statistica, è marzo, ovvero quando si sono visti i primi effetti della diffusione del contagio nel nostro Comune capoluogo. Nel marzo 2018 i decessi sono stati 164, in quello del 2019 sono stati 193 e nel 2020 sono stati, al 26 marzo, ben 246.

tabella

Ora, per avere un confronto realistico, basta dividere i 193 decessi del mese di marzo 2019 per 31 giorni e ottenere la cifra di 6,2 al giorno (161 quindi le vittime al 26 marzo di quell’anno) e poi togliere i 26 decessi da coronavirus avvenuti fino al 26 marzo al totale di 246 (ovvero 220) e dividere anche qui per 26. Si ottiene 8,4. Ci sono dunque, nei primi 26 giorni di marzo, escluse le vittime accertate da coronavirus, oltre due decessi al giorno, che non si spiegano.

Anche applicando una variazione di 20-30 decessi annui, che è possibile come vedete dalle tabelle, restano 30-40 morti che non si spiegano anche con una variazione statistica (220 dei primi 26 giorni del mese di marzo di quest’anno contro i 161 dei primi 26 giorni del mese di marzo del 2019).

La differenza risulta ancora più marcata con il 2018 quando i decessi complessivi erano stati 164, ovvero 137 nei primi 26 giorni di quell’anno. Qui ci sono almeno una sessantina di decessi in più, considerando un’oscillazione possibile di 20-30, rispetto ai primi 26 giorni del mese di marzo di quest’anno.