Coronavirus, Vecchi (Fiom): “Salute operai sacrificata su altare profitto”

Il segretario della categoria: "In questa provincia sono a casa 15mila metalmeccanici: uno su due"

REGGIO EMILIA – “Per due settimane a Reggio l’attività dei delegati sindacali ha prodotto dei risultati di messa in sicurezza delle fabbriche grazie alla collaborazione con Confindustria locale, ma questa scelta di forzare la mano al governo e chiedere di inserire qualcosa che essenziale non è, butta a mare settimane di lavoro. A questo punto è evidente che le Rsu collaborano con le imprese per la salute dei lavoratori, ma la Confindustria si mette di mezzo per il profitto di pochi. Si può sacrificare, in sostanza, la salute degli operai sull’altare del profitto”.

Simone Vecchi, segretario della Fiom di Reggio, è infuriato per il tira e molla del governo sul decreto di chiusura delle attività produttive.

Vecchi, c’è molta confusione. Cosa sta succedendo?
La confusione l’ha creata il governo facendo una dichiarazione sabato in cui diceva che tutte le attività non essenziali dovevano chiudere da oggi e poi, la sera stessa, è uscita una lista delle attività essenziali che potevano tenere aperto. Quella lista è la stessa che è stata consegnata alle parti sociali sabato pomeriggio e conteneva le attività essenziali legate alla produzione di cibo e alla sanità. Chi fa delle pompe agricole, per intenderci, lì non c’era.

E poi cosa è accaduto?
Sabato, all’incontro con le parti sociali, la Confindustria ha dichiarato che avrebbero preferito un contenimento limitato ad alcune regioni e poi esteso ad altre. Il fatto è che domenica mattina il presidente Boccia, a nome di Confindustria, ha scritto una lettera al premier Conte chiedendo di aumentare il numero di codici Ateco e quindi di estendere il numero di aziende considerate essenziali. Questo alle 10 di mattina, mentre alle 15 è uscita una prima bozza di decreto che ha girato sui cellulari di mezza Italia in cui erano inserite una serie di attività che, di essenziale, non hanno nulla, se non per i profitti dei loro proprietari: attività di produzione di metallo, legno, metallurgia, di fabbricazione di prodotti, elettronici, elettrodomestici e di prodotti per la casa.

E il sindacato come ha reagito?
Cgil, Cisl e Uil hanno detto che quell’allegato andava modificato, altrimenti sarebbe scattato uno sciopero generale. Il governo ha detto delle cose al popolo e poi ha fatto il contrario. Prima ha detto: ‘Tutti a casa per salvaguardare la salute’. Poi ha detto che, faccio un esempio, per gli operai di pompe agricole questo problema non si pone. Questo apre una frattura grave nel rapporto fra cittadini e Stato. Tu dici al genitore che, per motivi di salute, non può portare al parco suo figlio, altrimenti prende una multa e poi gli dici che questo non vale più il giorno dopo quando deve uscire per produrre pompe agricole per un imprenditore.

Com’è la situazione a Reggio. Quali sono le aziende che possono tenere aperto?
Stiamo verificando quante sono e quali sono proprio in questo momento. Oggi e domani è stato proclamato sciopero, ma devo dire che, su questo territorio, ci sono tante aziende in cassa integrazione. A venerdì sera gli accordi prevedevano la chiusura di aziende che riguardano 15mila metalmeccanici nella nostra provincia, ovvero uno su due. A questo deve aggiungere lo sciopero di oggi e domani e le aziende che, vedendo il decreto, hanno deciso di chiudere.

L’elenco del decreto è modificabile da qui a mercoledì?
Ieri Conte ha firmato il decreto e allegato c’è un elenco di aziende che possono rimanere aperte perché ritenute essenziali. Ma il decreto prevede che quell’allegato possa essere modificato. Bisogna ridurre il numero delle aziende che devono tenere aperte. E’ un provvedimento di salute pubblica. Il tema è che è inutile prendere tutte queste precauzioni e poi lasciare che la gente si affolli sulle metropolitane a Milano per andare a lavorare.