Coronavirus, Vecchi (Cgil): “I lavoratori hanno già dato, ora tocca a imprese e Stato”

Il segretario della Fiom: "C'è paura nei luoghi di lavoro. Mi aspetto, dalla prossima settimana, richieste di cassaintegrazione"

REGGIO EMILIA – “I lavoratori hanno già dato, ora tocca alle imprese e allo Stato”. Simone Vecchi, segretario della Fiom di Reggio Emilia, è molto chiaro. Gli operai delle aziende metalmeccaniche reggiane hanno praticamente esaurito le ferie e i permessi e quindi ora devono essere gli imprenditori a farsi carico, con permessi aggiuntivi, della situazione dei genitori che devono restare a casa con i figli e deve essere lo Stato a intervenire.

Vecchi, com’è la situazione nelle aziende metalmeccaniche reggiane?
C’è tensione e paura nei luoghi di lavoro e questo è legittimo. Io, con alcune aziende, mi sono permesso di dire che la paura, anche se immotivata, non va banalizzata, ma superata insieme. Negli ultimi tre giorni, in particolare c’è una grande tensione in giro. Da questa fase se ne esce assieme con una maggiore collaborazione e non con atti unilaterali. Lunedì sono uscite le indicazioni dell’Ausl Emilia-Romagna e noi abbiamo detto alle aziende: “Mettetevi al tavolo con i sindacati e decidete come applicarle”.

Ci sono stati casi di Coronavirus in aziende reggiane?
No, per ora non ci sono stati, ma mi aspetto che ce ne possano essere. Ci sono stati diversi casi, invece, in cui alcuni operai che sono stati in luoghi non sicuri o a contatto con gente che deve fare il tampone, lo hanno riferito ai datori di lavoro. In questi casi, con grande responsabilità, le aziende li hanno lasciati a casa senza fargli usare le ferie e pagandogli lo stipendio.

Come si stanno organizzando le aziende. E’ possibile usare il telelavoro?
Sì, lo smartworking è una possibilità, ma è difficilmente applicabile in ambito metalmeccanico, perché un tornio non si può mica portare a casa. Anche per questo gli operai sono la categoria che ha più paura.

La chiusura scolastica sta creando grossi disagi ai lavoratori
Sì, i genitori che hanno figli minorenni hanno già dato, perché sono stati a casa con le loro ferie e hanno pagato le baby sitter. E’ il momento della responsabilità delle aziende che si devono accollare questo disagio. E anche lo Stato deve intervenire, perché la scelta di chiudere le scuole è stata dello Stato. Noi diciamo che una parte deve essere a carico dei lavoratori, una parte delle imprese e una parte dello Stato. Dobbiamo fare accordi sindacali in cui aggiungono pacchetti di ore di permessi. Servono almento trenta o quaranta ore di permessi ore in più a lavoratore.

Quali sono, invece, le ricadute dal punto di vista economico?
C’è molta apprensione per le conseguenze che non sono ancora state quantificate. Se un commerciale non può andare all’estero, perché gli italiani sono respinti, l’azienda perde una opportunità commerciale. Questa crisi ha un impatto sulla capacità produttiva e mette in discussione la logistica. Il blocco della produzione delle aziende cinesi nel mese di febbraio, sta facendo emergere la mancanza di componenti che provengono dalla Cina. Potremmo avere aziende soggette a rallentamenti e fermi per mancanza di componenti, perché le fabbriche cinesi sono state ferme per un mese. Questa crisi, poi, sta avendo un effetto pesante sui consumi.

Ci sono aziende in cassaintegrazione?
Per ora no, ma dalla prossima settimana ce ne saranno parecchie. Pensi a tutto il mondo delle imprese legato alla scuola. Quei lavoratori sono a casa da due settimane perché non vanno a lavorare e consideri che non hanno ammortizzatori.