Coronavirus, fra medici e infermieri nella trincea del pronto soccorso fotogallery video

Tende blu esterne per i casi sospetti, personale con tute e occhiali protettivi. La dottoressa Ferrari ci spiega come funzionano le nuove modalità di accesso

REGGIO EMILIA – Una sorta di pretriage all’esterno del pronto soccorso, nell’area dove arrivano le ambulanze e tende esterne blu dove mettere i casi sospetti di coronavirus. Il pronto soccorso dell’ospedale di Reggio Emilia si è attrezzato, come avviene ovunque in Italia (e anche a Montecchio e Guastalla), per fare fronte all’emergenza sanitaria che ha investito il nostro Paese. Medici e infermieri con tute, mascherine, occhiali protettivi e guanti. Il personale delle ambulanze che arriva pure lui con le mascherine e i guanti.

E’ questa la prima trincea di sfida al virus dove viene organizzato un prefiltraggio necessario per evitare che persone con il contagio entrino e quindi possano infettare tutto l’ospedale. Le domande sono quelle classiche per capire se c’è un rischio. Viene chiesto al paziente se ha febbre, tosse o mal di gola. Se è stato recentemente in Cina o se è entrato in contatto con persone che sono state in Cina. Oppure se è stato in Lombardia o Veneto o è entrato in contatto con persone di Lombardia o Veneto.

Reggio Sera è andato là e ha intervistato la dirigente del dipartimento di emergenza-urgenza, la dottoressa Anna Maria Ferrari, che ci ha spiegato come funziona il nuovo meccanismo di accettazione. Dice la Ferrari: “In questa camera calda (dove entrano le ambulanze, ndr) dove arrivano i pazienti, in ambulanza o da soli, c’è un infermiere addestrato e protetto che fa domande con una check list per capire in che area indirizzare il paziente per la visita. E’ ovvio che l’emergenza non viene filtrata. A tutti gli altri vengono fatte domande per capire dove possono essere indirizzati”.

All’esterno ci sono due tende della protezione civile in cui vengono sistemati i casi sospetti. Spiega la Ferrari: “Qui sono visitati i pazienti che presentano un fattore di rischio per infezione da coronavris. La tenda è fuori dagli spazi del pronto soccorso. Qui viene gestito quel tipo di pazienti. Dopo ogni visita la tenda viene sanificata”.

La dottoressa ci saluta e se ne va, perché ha una riunione all’Ausl. Sono giorni difficili per il personale del Santa Maria Nuova che sta svolgendo un grande lavoro, prezioso, per mantenere al sicuro la nostra comunità.