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Aemilia 1992, il Comune non è parte civile “per un disguido”

Il sindaco: "Massimo sostegno all'Antimafia, il giorno della sentenza saremo in aula"

REGGIO EMILIA – “Un disguido del tutto involontario”, che “non doveva capitare ma e’ capitato”, e’ la ragione per cui il Comune di Reggio Emilia non e’ parte civile nel processo – prossimo a sentenza – sugli omicidi di mafia del 1992. Lo ha spiegato ieri in consiglio comunale il sindaco Luca Vecchi che, rispondendo ad un’interpellanza della consigliera Paola Soragni (M5s), ribadisce il pieno sostegno ai magstrati antimafia e annuncia che il giorno del verdetto sugli imputati il Comune sara’ presente in aula.

Nello specifico l’intoppo nella macchina dell’amministrazione “si e’ concretizzato nei tempi entro i quali bisognava costituire la parte civile che, nel momento in cui ci siamo messi in condizione di farlo, erano gia’ stati superati”, chiarisce il sindaco. Puntualizzando pero’ che e’ avvenuto nel contesto “delle ultime settimane del mandato amministrativo dove, pur nella consapevolezza e nell’attenzione ancora fortissima a tutto quello che stava accadendo a livello amministrativo, questo aspetto sostanzialmente non e’ stato seguito con quell’attenzione che ci permettesse di costituirci parte civile, come in tutti gli altri processi abbiamo fatto e faremo sempre”.

Vecchi sottolinea quindi che “non c’e’ stata alcuna valutazione politica” alla base della decisione, anche perche’ “pensiamo e in prima persona io penso che sia un processo di grande significato e importanza: non un piccolo processo in relazione al grande processo Aemilia, ma che ha un significato innanzitutto di grandissima rilevanza giudiziaria, nella misura in cui la giustizia, anche a 30 anni di distanza, crea le condizioni di una verita’ giudiziaria”.

Secondo il primo cittadino il processo e’ “un tassello strategico” anche perche’ aiuta a fare luce sulle modalita’ originali dell’infiltrazione della ‘ndrangheta. “Ci aiuta – prosegue Vecchi – a fare un’operazione di chiarezza collocata nel contesto storico, economico e sociopolitico degli anni 90”. Il sindaco infatti evidenzia: “Abbiamo alle spalle 10 anni (dal 2010 al 2020) di impegno costante, direi quotidiano, dal punto di vista dell’attenzione sistematica alle modalita’ di infiltrazione della ‘ndrangheta sul nostro territorio per capire come contrastare, prevenire e reprimere”.

La discussione di questi anni pero’ “e’ stata molto contemporanea, molto concentrata sui fatti che accadono dall’azione del prefetto De Miro in poi, ma credo che per capire serva anche un’analisi e una ricerca sui presupposti della nascita dell’infiltrazione ‘ndranghetistica”. Per questo “dobbiamo ringraziare davvero sinceramente la Procura antimafia, i magistrati, la direzione il dottor Mescolini e in particolare la dottoressa Ronchi per il lavoro enorme fatto in questi anni che merita il pieno sostegno dell’amministrazione e della comunita’”.

Il sindaco ricorda inoltre che il Comune e’ parte civile in tutti i gradi di Aemilia (abbreviato, ordinario, bis), in quello per la lettera di minaccia a lui rivolta che lo stesso Vecchi denuncio’ (chiuso con condanne) e- annucia- “ci costiutremo parte civile nel processo d’appello”.

Insomma in questi anni, con atteggiamento “consapevole e reattivo” sono state fatte “molte altre cose”. Vecchi elenca l’impegno anche economico sull’aula bunker (circa mezzo milione di risorse dell’ente), i progetti con le scuole, le associazioni, i protocolli contro le infiltrazioni negli appalti pubblici.

E ancora: “Abbiamo ascoltato in questa sala i migliori magistrati antimafia, abbiamo firmato sequestri amministrativi di beni, non abbiamo mai esitato nel dare conseguenza a quello che era necessario”. Quindi “anche quello che giustamente va riconosciuto come un disguido, va collocato nel contesto dell’impegno costante, consapevole e determinato dell’amministrazione a fianco della magistratura, delle forze dell’ordine e degli apparati dello Stato. Cosi’ e’ stato e cosi’ sara’. Anticipo gia’ fin da ora che il giorno della sentenza l’amministazione comunale sara’ rappresentata in aula”.

Poco soddisfatta la replica dell’interpellante. “Dal punto di vista giurdico – dice l’avvocato Soragni – e’ un grosso peccato non essersi costituiti parte civile, perche’ si sarebbe potuto agire, chiedere atti, far pesare la volonta’ dei cittadini in un processo cosi’ importante”. Se “fosse un mio dipendente, l’autore di questo brutto disguido sarebbe licenziato”. Alla pentastellata, infine “spiace non poter invece fare nulla: non e’ da amministrazione responsabile, essersi ‘lasciata scappare’ un’occasione cosi’ importante”. Soragni conclude ricordando: “Sette anni fa avevo fatto scalpore quando affermai che l’economia era marcia. Poco dopo abbiamo visto perche’. Ma prima lo avevamo sotto gli occhi”.