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Reggio Emilia, la cultura che (finora) è sempre stata al suo posto

La nostra città, a cavallo fra gli anni Sessanta e Ottanta, è stata un laboratorio sperimentale notevole, ma ora sembra averlo dimenticato

REGGIO EMILIA – Fa un po’ sorridere lo slogan dell’iniziativa del Comune che organizza un incontro, sabato mattina alla Cavallerizza, dal titolo “La cultura non starà al suo posto”, per delineare e raccogliere proposte per lo sviluppo della nostra città in questo ambito. Iniziativa lodevole, per carità, ma bisogna dire che se c’è una città dove la cultura, almeno dagli anni Novanta in poi è sempre stata al suo posto, ovvero vicina alla parte politica che ha sempre guidato la città, quella è proprio Reggio Emilia.

Una cultura locale spesso acquisciente e poco innovativa. La nostra città, a cavallo fra gli anni Sessanta e Ottanta, invece, è stata un laboratorio sperimentale per la cultura, la musica, la poesia, l’educazione, aperto a esperienze d’avanguardia come quelle del “Living Theatre”, del Gruppo 63. A questo bisogna aggiungere la presenza di autori come Corrado Costa e Pier Vittorio Tondelli solo per citarne alcuni, del festival “Micro Macro”, “Ricercare. Laboratorio di Nuove scritture” e del festival di musica contemporanea “Di Nuovo Musica” realizzato con il supporto di Claudio Abbado.

Sicuramente abbiamo dimenticato qualcuno e ce ne rammarichiamo, ma bisogna dire che, a partire dagli anni Novanta, francamente, non abbiamo visto esperienze culturali di rilievo a Reggio Emilia che abbiano lasciato il segno.

Inoltre dal mondo culturale di una città, sempre che ne sia capace, ci aspetteremmo ogni tanto qualche guizzo, qualche critica costruttiva a chi detiene il potere e al sistema di valori che la guidano. Ebbene, potremmo sbagliarci, ma a Reggio abbiamo sempre visto una certa accondiscendenza da parte degli intellettuali reggiani verso determinati schemi, soprattutto politici (il che non va bene, perché le critiche sono salutari, ndr). Un artista e un intellettuale dovrebbero essere più liberi e più irreverenti, ma temiamo che questa, oramai, sia merce rara anche in Italia.

Comunque salutiamo con favore l’iniziativa del Comune e confidiamo che, finalmente, la cultura nella nostra città si riprenderà il ruolo che le spetta: libera, irriverente e fantasiosa.