Smog, le polveri fini Pm 2.5 sono alle stelle: ma nessuno si allarma

Il particolato più sottile delle Pm 10, che è più pericoloso per il nostro organismo, viaggia abitualmente al doppio o al triplo del consentito: ma viene praticamente ignorato da Arpae

REGGIO EMILIA – Le polveri fini Pm10 sono alte, ma quelle ancora più sottili, le Pm 2.5, considerate dagli esperti più pericolose per il nostro organismo, sono alle stelle in questi giorni e viaggiano abitualmente al doppio o al triplo del consentito. Il blocco del traffico viene indetto, come è avvenuto oggi, quando le polveri fini Pm10 sforano il limite di 50 microgrammi per metro cubo per tre giorni consecutivi, ma nessuno si preoccupa per le Pm 2.5 che spesso sono anche il triplo del consentito. Né i politici, né i media, ci sentiamo colpevoli pure noi, che parlano solo all’opinione pubblica di Pm10.

Volete un esempio? La tabella che pubblichiamo, presa dal sito dell’Arpa che, quotidianamente misura la qualità dell’aria con le sue centraline, mostra, evidenziati in giallo, gli sforamenti delle pm10 che a Guastalla (80), Castellarano (53) e nelle due centraline del capoluogo di S. Lazzaro (67) e viale Timavo (75) superano il limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo. Ma l’Arpa non evidenzia in giallo gli sforamenti di Pm 2.5.

Questo contribuisce a creare un’errata percezione nel lettore che pensa non vi siano problemi, ma, se si va nella legenda sotto, si scopre che il limite delle Pm 2.5 non è 50, bensì, vista la loro pericolosità, 25 microgrammi per metro cubo.

aria

Volete i dati? Le Pm 2.5 a Guastalla ieri erano a 67 (quasi tre volte il consentito), erano 53 a Castellarano (due volte il consentito), 67 a San Lazzaro e 75 in viale Timavo (pure qui tre volte il consentito). E’ come se le Pm 10 viaggiassero sempre a 150 microgrammi per metro cubo. Un dato che sconvolgerebbe l’opinione pubblica, ma che invece non crea allarme dato che nessuno parla di Pm 2.5 superiori tre volte al limite massimo e non vengono nemmeno evidenziate.

Se andiamo a vedere i giorni passati la situazione non cambia. Il 15 febbraio le Pm 2.5 erano nelle tre centraline circa il doppio del consentito. Così pure il 14 febbraio. Situazione migliore il 13 febbraio quando le pm2.5 sono oltre i limiti in due centraline, mentre le Pm 10 sono nei limiti. Ancora una volta, però, l’Arpa non cerchia di giallo quei dati, non rendendo così evidente lo sforamento.

polveri

Eppure sul sito dell’Arpa si legge, a proposito della pericolosità delle Pm 2.5: “L’inquinamento da particolato fine (PM2,5, ossia particolato con un diametro minore di 2,5 micron) è composto da particelle solide e liquide così piccole che non solo penetrano in profondità nei nostri polmoni, ma entrano anche nel nostro flusso sanguigno, proprio come l’ossigeno. Queste particelle possono essere costituite da diversi componenti chimici tra cui alcuni metalli pesanti come l’arsenico, il cadmio, il mercurio e il nickel. La frazione carboniosa (nerofumo) costituisce uno dei componenti principali del particolato fine”.

E aggiunge: “Un recente studio dell’Organizzazione mondiale della sanità dimostra che l’inquinamento da particolato fine potrebbe essere un problema per la salute maggiore di quanto si pensasse in precedenza. Secondo il rapporto dell’OMS «Rassegna delle prove sugli aspetti sanitari dell’inquinamento atmosferico», un’esposizione prolungata al particolato fine può scatenare l’aterosclerosi, creare problemi alla nascita e malattie respiratorie nei bambini. Lo studio inoltre suggerisce un possibile collegamento con lo sviluppo neurologico, le funzioni cognitive e il diabete, e rafforza il nesso di causalità tra PM2,5 e morti cardiovascolari e respiratorie”.