La Cgil: “Femminicidi, una strage senza fine: serve prevenzione”

Elena Strozzi, segretaria della Camera del lavoro: "E' necessaria una cultura diffusa e da diffondere che responsabilizzi e insegni a 'non girare la testa'"

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REGGIO EMILIA – E’ notizia di queste ore quella che racconta di cinque donne uccise in due giorni, tanto che anche il Procuratore  generale della Cassazione,  Giovanni Salvi,  definisce i femminicidi una “emergenza nazionale”. Un’emergenza innegabile che ha spinto le Coop, Cgil, Cisl e Uil  di Reggio Emilia, insieme alle Consigliere di parità della nostra Provincia, a dare seguito  agli accordi sulle molestie e la violenza sui posti di lavoro, apprestandosi a far partire un corso formativo per promuovere prevenzione e sensibilizzazione sul tema nei luoghi di lavoro.

“E’ chiaro che non basta un corso di formazione, ma è una base importante da cui partire perché la violenza di genere è la  proiezione di una più generale discriminazione, sociale e culturale – sottolinea Elena Strozzi, Segretaria Camera del Lavoro di Reggio – Discriminazione che viene alimentata costantemente in piccole e grandi cose. Anche attraverso l’utilizzo di stereotipi e di linguaggi violenti. Una comunicazione attenta al genere, ad esempio, aiuta a garantire visibilità alla complessità di ruoli maschili e femminili nella società e ne valorizza l’interscambiabilità nella sfera sociale, famigliare e professionale  e per questo va praticata sia nella quotidianità di ciascuno sia nei media e nelle Istituzioni”.

L’ambiente familiare è quello in cui avvengano la maggior parte dei reati di violenza contro le donne, reati che spesso si consumano definitivamente dopo il susseguirsi di ricatti, minacce e violenze di varia natura e grado. “E’ proprio per questo subdolo e sotterraneo modo di agire che diventa dirimente la diffusione di una cultura “dell’attenzione” – continua Strozzi – una cultura diffusa e da diffondere che responsabilizzi e insegni a “non girare la testa”, in modo che le vittime di violenza non rimangano isolate e perché la loro richiesta di aiuto, anche inespressa, possa essere colta in tempo”.

Da ultimo, ma non per importanza, non è indifferente il  contesto di crisi economica e valoriale in cui stiamo vivendo. Le trasformazioni del mondo del lavoro ci restituiscono dati in cui anche se sembra che il lavoro femminile non sia in calo, lo stesso risente di riduzioni orarie, mancanza di stabilità, gap retributivo e qualità del lavoro. Tutte condizioni, quelle elencate, che riducono la libertà di scelta della donna: la libertà e la fiducia necessarie per uscire da situazioni difficili o pericolose prima che sia troppo tardi.

Molto si è fatto in termini di costruzioni di reti di sostegno e di adeguamento delle normative di legge, ma evidentemente siamo ancora lontani dall’obiettivo.

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