Donne, Reggio indaga su dimissioni indotte dopo un figlio

L'ispettorato del lavoro verificherà che non avvengano per discriminazioni

REGGIO EMILIA – Una lente di ingradimento sulle donne che rientrano al lavoro dopo la nascita di un figlio e si dimettono poco dopo, per verificare che non succeda a causa di discriminazioni. E’ uno degli aspetti del protocollo d’intesa firmato nei giorni scorsi a Reggio Emilia dal capo dell’Ispettorato del lavoro di Parma e Reggio Emilia, Francesco Gattola, e dalle consigliere reggiane di Parita’ Maria Mondelli e Francesca Bonomo.

Un punto specifico dell’intesa, infatti, riguarda le convalide delle dimissioni entro i primi tre anni di vita del figlio e un controllo piu’ accurato per evitare le famigerate “dimissioni in bianco”. In sostanza “si e’ cercato di porre una particolare attenzione alle motivazioni addotte dalle donne al momento delle dimissioni (trasferimenti, cambi di mansione, rifiuto del part-time) che possono nascondere discriminazioni, inficiandone di fatto la loro spontaneita’”, spiegano i firmatari dell’accordo.

Previo consenso delle interessate poi, i casi “sospetti” saranno quindi segnalati dall’ispettorato del lavoro alle consigliere di parita’, che a loro volta cercheranno di aiutere le lavoratrici a conservare il posto di lavoro, attraverso una mediazione con la parte datoriale.

Inoltre poiche’ l’ispettorato territoriale comprende le province di Reggio e Parma, il numero delle lavoratrici che si dimettono spontaneamente per ciascun territorio sara’ monitorato in una banca dati di lettura piu’ agevole rispetto a quella nazionale esistente. Infine le consigliere di parita’ faranno riferimento ad funzionario del lavoro appositamente indicato per abbreviare i tempi nel caso si volessero chiudere le controversie con accordi conciliativi stragiudiziali e aggiorneranno con corsi di formazione sulla materia antidiscriminatoria gli ispettori.

“L’ispettorato del lavoro – dicono Mondelli e Bonomo – e’ un alleato fondamentale nel nostro agire quotidiano contro le discriminazioni, perche’ attraverso un’ispezione e’ possibile verificare in maniera inconfutabile se esistono o meno gli elementi discriminatori denunciati dalle lavoratrici che si rivolgono a noi”. Senza contare, concludono le consigliere di parita’ che “puo’ applicare sanzioni, anche esose, previste dalla legge in caso di comportamenti discriminatori e segnalarci casi di discriminazioni riscontrati durante la propria attivita’ ispettiva”.