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Cultura, Reggio è: “Servono ruoli, risorse e continuità”

La lista di sinistra che alle ultime elezioni ha sostenuto Vecchi: "Bisogna interagire con l’Arena Campovolo non solo nell’ottica di riempire alberghi e ristoranti"

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REGGIO EMILIAIeri quasi 500 persone erano al Teatro Ariosto per l’avvio del percorso partecipato “La cultura non starà al suo posto”. Il numero è senza dubbio indice del fatto che in città esiste ed è particolarmente vivo un fermento intorno ai temi della cultura, fatto di professionisti, associazioni, operatori, cittadini. Abbiamo fatto bene come “Reggio è” a impostare su questo argomento uno dei punti centrali del nostro programma. Le parole e i contenuti con cui ci siamo presentati alle elezioni amministrative – identità dei luoghi, coprogettazione, competenze, biblioteche, turismo di comunità – ieri erano tutti lì, nell’introduzione ai lavori dell’assessore Rabitti, che ringraziamo per averle colte e fatte proprie.

L’avvio del processo partecipato però comporta alcuni rischi che è bene tenere presenti perché nel suo proseguire le positività riscontrate non si trasformino in un giro a vuoto. Il gran numero e la varietà dei soggetti presenti, se da un lato sono spia di un recente passato che ha visto questi temi chiusi nelle stanze amministrative, corrono il rischio di azzerare le differenze e rimanere in scia al vento della disintermediazione. La giornata di ieri – e ha fatto bene il sindaco Luca Vecchi a rimarcarlo nella sua premessa – comporta grandi attese e responsabilità. Per non essere disattese, hanno bisogno di cura, continuità, qualità e attenzione.

Durante i lavori di gruppo è emerso come ancora non risolta sia la questione dei ruoli. In primis quello dell’amministrazione pubblica, che grazie alla sua autorevolezza deve anche facilitare il dispiegarsi delle energie diffuse aprendo nuove opportunità. Al contempo quelle energie, che trovano forma attraverso diversi soggetti, devono avere la capacità di guardare anche oltre il proprio specifico fare e attuarsi in un’ottica collaborativa. All’altezza delle sollecitazioni emerse devono seguire la concretezza e la determinazione di risorse su cui fare affidamento, perché lo sforzo collettivo alla fine produca tangibilità.

Parafrasando il titolo della giornata, alcune volte la cultura ha anche bisogno del proprio posto: se è vero che a Reggio Emilia la vogliamo forte e costruttrice di saperi ed emancipazione, essa deve trovare figure deputate in grado di accompagnarla sugli assi della contemporaneità, della ricerca e della profondità. Ci sono trasformazioni anche grandi che la città continuerà ad affrontare in questo campo: per esempio, interagire con l’Arena Campovolo non solo nell’ottica di riempire alberghi e ristoranti. Concertare che una parte delle risorse generate sia messa a disposizione del sistema culturale cittadino è una sfida pari a quella di garantire un’adeguata viabilità. E poi contaminare con la cultura quartieri e periferie, promuovendo la convivenza attraverso il pensiero, anche critico.

In questo quadro positivo occorre infine non dimenticare che le fragilità e le difficoltà sono anche frutto di conflitti e diseguaglianze. La cultura deve andare oltre il prendersi cura, contribuendo a comprendere le ragioni di disparità e distanze, e offrendo gli strumenti per superarle. Abbiamo un’occasione preziosa per riflettere in tanti, avanzare proposte, trovare un senso di collettività rinnovato. La prospettiva di continuità (nel nostro programma chiedevamo un luogo permanente di confronto sulle politiche culturali), di cui la giornata di sabato rappresenta il primo passaggio, è da tenere cara e presente. Buon lavoro a tutti noi.

Reggio è

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