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Coronavirus, negativi i 34 italiani sulla Diamond Princess

La situazione in Cina: i nuovi casi, solo 394, sono in drastico calo rispetto ai 1.749 di martedì

REGGIO EMILIA – Sono risultati tutti negativi al primo test per il coronavirus, secondo quanto apprende l’Ansa, 34 italiani sulla nave Diamond Princess in Giappone. E’ ora in corso un secondo test suoi connazionali per l’esito definitivo. Una volta ottenuti i risultati anche del secondo test, si procederà al volo di rimpatrio in Italia, previsto per domani. Uno degli italiani a bordo – in totale 35 – nei giorni scorsi era risultato positivo al coronavirus.

Il numero complessivo di contagi da coronavirus registrati fino a questo momento è di 75.775, secondo quanto riporta la mappa online della statunitense Johns Hopkins University. I morti sono 2.130, di questi 2.029 nella provincia dell’Hubei, 7 fuori dalla Cina. Le persone guarite sono 16.882.

Buone notizie anche per la coppia di cinesi ricoverata allo Spallanzani che, se continua a migliorare, potrebbe lasciare la terapia intensiva nei prossimi giorni. Nel bollettino medico di oggi è stato sottolineato che le “condizioni cliniche della coppia sono in continuo e progressivo miglioramento”.

Mentre ha già potuto tirare un sospiro di sollievo il marittimo sanremese sbarcato in Cambogia nei giorni scorsi dalla nave da crociera Westerdam (su cui viaggiava almeno una persona contagiata, una cittadina statunitense). L’uomo, che si era messo in isolamento volontario a casa sua, è stato sottoposto al test per il virus su decisione del ministero della Salute ed è risultato negativo.

La situazione in Cina: nuovi casi in drastico calo
In Cina, la Commissione sanitaria nazionale (Nhc) ha reso noto che ieri sono stati rilevati 114 nuovi decessi e 394 contagi aggiuntivi, facendo salire il totale, rispettivamente a 2.118 e 74.576. I nuovi casi sono in drastico calo rispetto ai 1.749 di martedì, fino ai minimi da un mese circa. Nella provincia dell’Hubei, epicentro dell’epidemia, sono segnalati 349 altri contagi dopo la rimozione di 279 casi risultati negativi ai test dell’acido nucleico. La Cina, infatti, ha cambiato in parte i parametri di prevenzione e controllo, consentendo all’Hubei di rimuovere i “clinicamente diagnosticati”.

Gli sforzi cinesi per il controllo dell’epidemia “stanno funzionando”, ha detto il ministro degli Esteri Wang Yi, vedendo nella riduzione di nuovi casi il risultato della “robusta azione” messa in campo. “La Cina sta non solo proteggendo la sua gente, ma anche il resto del mondo”, ha aggiunto Wang, intervenuto ad un appuntamento dell’Asean in Laos.

L’epidemia sta venendo “soffocata dalle misure eccezionali che la Cina ha deciso di adottare”, riconosce il fisico esperto di sistemi complessi Alessandro Vespignani. Ma, anche se “il rallentamento è sicuro, non bisogna abbassare la guardia”, precisa il direttore del Network Science Institute della Northeastern University di Boston, che sta studiando la diffusione del virus SarsCoV2 fin dall’esordio.

Le aziende dell’Hubei, intanto, non riprenderanno le proprie attività prima del 10 marzo. Il provvedimento, fanno sapere le Autorità locali, non si applica “alle aziende necessarie al contenimento del virus, ai servizi pubblici e alle attività che soddisfano le esigenze quotidiane della popolazione, né a quelle essenziali per importanti interessi nazionali e pubblici”.