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Coronavirus, gli italiani sono tornati dalla Cina: ci sono anche due reggiani

Paolo Ghiddi, residente a Salvaterra di Casalgrande e Luciano Catti, residente a Castellarano erano in Cina con alcuni colleghi di una ditta di Fiorano, per effettuare l’installazione di un macchinario in un’azienda locale

REGGIO EMILIA – E’ atterrato all’aeroporto militare di Pratica di Mare l’aereo con la sessantina di italiani che hanno lasciato Wuhan a causa del coronavirus. Fra questi ci sono anche due reggiani Paolo Ghiddi, residente a Salvaterra di Casalgrande, tecnico elettronico della Elettrica77 di Rubiera e Luciano Catti, residente a Castellarano: erano in Cina insieme ad alcuni colleghi di una ditta di Fiorano, per effettuare l’installazione di un macchinario in un’azienda locale. “Mi sembra di rinascere, ora ci sentiamo al sicuro”, ha detto Ghiddi dopo il suo arrivo in Italia.

Ha aggiunto Ghiddi: “Ci hanno accolti benissimo, c’era anche il viceministro alla sanità Pierpaolo Silieri a cui bisogna fare i complimenti. Una volta arrivati ci hanno fatto le prime visite mediche e poi ci hanno disinfettato tutti i bagagli. Ora resteremo almeno 15 giorni in quarantena. Ognuno ha la sua stanza e poi c’è un’area comune dove possiamo interagire tra di noi, con mascherine e rispettando alcuni accorgimenti. Stiamo tutti bene fortunatamente, peccato per il giovane 17enne che è dovuto restare in Cina. Non lo conosco, ma mi dispiace tantissimo. Potrebbe essere mio figlio e mi auguro possa rientrare presto anche lui. La mia famiglia? Li sento costantemente, ma li posso vedere solo in videochiamata ora. Abbiamo passato 5-6 giorni di apprensione quando sono rimasto bloccato dentro lo Sheraton Hotel, ma adesso siamo tutti più tranquilli”.

Dopo i controlli medici, che saranno effettuati sul posto, i nostri connazionali saranno portati al campus olimpico della Cecchignola dove verranno sottoposti ad un periodo di quarantena per due settimane, il tempo massimo di incubazione del virus. “Per il momento stanno tutti bene – ha detto il capo dell’Unità di crisi della Farnesina Stefano Verrecchia – devono ancora terminare i controlli sanitari e avranno tutta l’assistenza necessaria ma per il momento non ci sono problemi. In queste settimane in Cina, gli italiani hanno avuto molta pressione – ha aggiunto Verrecchia – ma mi pare che non siano provati. C’è solo la stanchezza del viaggio”.

A bordo dell’aereo c’erano anche sei bambini , mentre la persona rimasta in Cina perchè ha accusato febbre ” si trova in ospedale- ha detto Verrecchia- con l’assistenza del personale dell’ambasciata italiana. “. Il capo dell’Unità di crisi della Farnesina ha poi ribadito che tra gli italiani che erano a Wuhan una ventina hanno scelto di rimanere in città. “Organizzare il rientro è stato un lavoro molto complesso – ha concluso Verrecchia- ma tutto è andato come da programma”. Dopo l’arrivo e le prime visite mediche, i passeggeri hanno lasciato l’aeroporto di Pratica di Mare in direzione della città militare della Cecchignola a bordo di due pullman militari dove trascorreranno i 14 giorni di quarantena. Sia il personale sanitario, sia i soldati a bordo, sia i passeggeri indossavano mascherine e occhiali protettivi.

A Wuhan è rimasto un 17enne italiano: al momento della partenza aveva la febbre. Il ragazzo si trovava ospite di una famiglia a 400 chilometri da Wuhan, nell’ambito di un progetto che prevede un anno scolastico all’estero. Ha raggiunto Wuhan per poter partire insieme al gruppo di italiani rimpatriati, ma poi non ha potuto salire a bordo a causa della febbre. Il giovane non è stato fatto imbarcare perché – spiegano fonti diplomatiche – i protocolli sanitari internazionali vietino di salire a bordo a chi mostra sintomi che potrebbero essere riconducibili al coronavirus, per la tutela degli altri passeggeri. Il connazionale è seguito attentamente da personale medico, dell’ambasciata e del ministero degli Esteri cinese. L’Unità di crisi della Farnesina è in stretto contatto con la famiglia.

“Attualmente il 17enne – ha detto Verrecchia – ha fatto il test e domani dovremmo avere il risultato. La sua situazione è abbastanza calma, è curato da due signore italiane in un appartamento dell’ambasciata che è costantemente in contatto con lui”.