Carretti: “La Reggiana è la mia terapia contro lo stress”

L'ad della squadra granata: "Io e i miei soci siamo degli audaci, altrimenti non avremmo raggiunto questi risultati"

REGGIO EMILIA – “Spesso ignoriamo il fatto che la nostra vita privata, se non è gestita nel migliore dei modi, ci condiziona pesantemente sul lavoro. In azienda, in un ufficio, siamo assillati dallo stress. E’ utile avere delle distrazioni, degli hobby, delle passioni… come quella che mi ha portato a ricostruire la Reggiana. Forse sono un imprenditore anomalo, ma ho dei miei principi e li seguo, ci credo, li porto avanti. Io mi sento Mauro e per Mauro lo stile di vita è fondamentale”.

Parola di Mauro Carretti, reggiano doc e ad della Reggiana. Imprenditore, ma anche musicista per hobby, a proposito di un’altra sua grande passione, che si esibisce, per noi, in un perfetto assolo alla chitarra sulle note di “The Wall” dei Pink Floyd.

Carretti, la vecchia Reggiana è fallita, la nuova è rinata e già vede le luci della serie B. I suoi meriti nel gestire la “resurrezione” sono l’effetto di una passione autentica o di un coraggio al limite dell’incoscienza?
Domanda stupenda, perché ci sono tutti e due gli ingredienti. Ovviamente la passione è il primo elemento che ti fa avvicinare a un’esperienza nuova, che ti permette di avere il giusto approccio. Ma è stata necessaria anche una buona dose di ardimento, perché quando ci trovammo a luglio, io e pochi amici in un bar, così vicini all’inizio del campionato, dovendo ancora decidere cosa fare per rimediare ai guasti della precedente gestione (non faccio nomi), se non hai coraggio, neanche finisci il caffè. Non c’era una sede, mancava una struttura, non sapevamo come coinvolgere i giovani e farli riavvicinare alla squadra, alle giovanili… e tutto doveva essere fatto da venti giorni a un mese. Ma che sia per coraggio e passione, o incoscienza e follia, siamo riusciti nell’impresa.

E come avete fatto?
Ricostruzione della squadra, iscrizione al campionato, le giovanili attivate e finalmente… le divise (si mancavano persino quelle) e una sede improvvisata, ma per noi bellissima. E’ pur vero che in quarant’anni di attività, sfide e difficoltà non mi sono mai mancate. Ho cominciato nel 1980, creando dal nulla un’attività che non esisteva, solo perché pensavo già allora, che l’inquinamento fosse un problema serio. Mi ha aiutato la mia famiglia e il primo anno ho lavorato senza uno stipendio, inventandomi un mestiere nuovo e con solo un socio, un amico, ma dopo due anni, quando finalmente anche la politica ha compreso la gravità del problema dell’inquinamento e sono state emanate le prime leggi in materia, abbiamo potuto far valere la nostra esperienza. Oggi, dopo trentotto anni siamo diventati l’azienda leader a livello nazionale, con centotrenta dipendenti e anche sedi all’estero.

Verrebbe da dire che lei è come un buon giocatore di scacchi, in grado di anticipare le mosse proprie e dell’avversario
Sì, un buon giocatore di scacchi che studiava le cose anche quando era all’inizio e sfidava quello che era il futuro. In quest’ottica ho preso in mano la Reggiana, forte delle mie esperienze e di quello che mi ha insegnato la vita. E’ stato un po’ come ritornare alle origini. Mi diverto ora come mi divertivo quando ho creato la mia attività. Senza un po’ di divertimento, è difficile avere successo.

I tifosi che si sono sentiti tradire dalla precedente dirigenza, ora dimostrano una nuova passione. Come possiamo coniugare la fiducia riposta nell’oggi con la certezza nel domani?
Beh, a proposito di tifosi la più bella emozione l’ho provata quando sono uscito dal tribunale e ho portato il marchio ai tifosi insieme al presidente Luca Quintavalli. E’ allora che ho capito il valore vero del rapporto con i tifosi e ricostruirlo è stata una tappa fondamentale. Dopo l’esperienza della serie D e il buon campionato che stiamo facendo ora in serie C, abbiamo imparato che i nostri sono tifosi particolari, sanguigni. Se vinci vengono in massa allo stadio, ma se pareggi o perdi, sembrano abbandonarti. E’ un’alternanza di sentimenti strana, tipica della nostra gente. Ma oggi, dopo le sofferenze che abbiamo passato nelle ere precedenti, i tifosi possono vedere un trend positivo, in crescita, e sanno che stiamo costruendo un percorso nuovo, consolidando quello che è il calcio a Reggio Emilia in modo forte e all’altezza delle speranze per la serie B.

Quindi l’attenzione dei tifosi è fondamentale
Possono vedere domenica per domenica quello che facciamo e fare un “preventivo” dei nostri obiettivi, anche se, in un’azienda normale, di preventivi ne vanno in porto il 5% (gli scappa un sorriso, ndr), perché ci sono tante variabili in ballo. E nel calcio le variabili sono molte di più, basti pensare agli infortuni, ai costi che schizzano improvvisamente in alto per tutta una serie di problematiche di gestione quotidiana, alle tensioni psicologiche che agitano lo spogliatoio. Servono pazienza, equilibrio psicofisico, uno stile di vita ideale… e il sostegno dei tifosi stessi. C’è una ragione se ci chiamiamo Audace, perché noi siamo partiti con tanta audacia per fare bene, e se non ci fosse stata l’audacia non si sarebbero raggiunti tanti risultati. Ricordiamocelo quando torneremo al nome Reggiana, dato che il marchio è stato finalmente acquisito.

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E’ chiaro quale sia il compito dell’allenatore e degli atleti in campo o quale l’effetto mediatico del presidente, ma quando e come emerge il ruolo dell’amministratore delegato nella gestione di un gruppo complesso come una squadra di calcio?
Il ruolo dell’ad è fondamentale nel prendere le decisioni importanti in base a quello che un consiglio d’amministrazione delibera, coinvolgendo i vari interlocutori e soggetti che comprendono la nostra società. Quando c’è da prendere la decisione finale è l’amministratore che da il giudizio e mette la firma, rispettando fedelmente quel che il consiglio d’amministrazione ha approvato. La capacita dell’ad sta nel saper armonizzare e gestire i diversi ambiti operativi, tecnici, gestionali, sportivi, commerciali, come in tutte le aziende, ma deve anche rappresentare la società nei confronti della pubblica amministrazione, della finanza, del fisco. E’ il legale rappresentante della società a tutti gli effetti, perché penalmente ne risponde anche a livello pecuniario e quindi ha una grande responsabilità. Ma nella Reggiana c’è una logica di coinvolgimento che riguarda tutti: il presidente, l’amministratore, i soci… non c’è nessuno che non conti all’interno della società. L’ad è però il vero valore aggiunto dietro le quinte. Personalmente aggiungo che non sono un fanatico della visibilità. Io amo fare, non essere. Come nella mia azienda, cerco di trovare soluzioni, non andare dinanzi ai riflettori. Miro al risultato, è una mia caratteristica.

Sempre più club calcistici oggi si avvalgono di dirigenti stranieri, la Reggiana invece ha scelto di puntare su responsabili nati sul territorio. Quanto può incidere questo valore aggiunto?
Io sono fanatico per i soggetti giovani del nostro territorio e se li facciamo crescere avremo dei vantaggi per loro e per tutti noi. Quindi sono contento delle scelte che stiamo facendo. Voglio aggiungere che, oltre ai dirigenti stranieri, ci sono anche molti proprietari stranieri adesso nel calcio e forse questi stanno cambiando il nostro mondo, avviandolo su un percorso che a me non piace. E’ importante avere un’identità nazionale propria nel calcio, anche per evitare il fenomeno, ad esempio, di quei presidenti americani o cinesi che, alle prime difficoltà, abbandonano la squadra dopo poco tempo. Lo sport non è un “affare” che si risolve con una firma su un contratto, ma è un ideale di vita, una passione che si alimenta sin da giovani, un amore che non nasce per interesse.

Sente di poter lanciare un messaggio a “Teste Quadre” e “Gruppo Vandelli”?
Siate sempre vicini alla nostra società. Perché abbiamo bisogno di voi, anche e soprattutto nei momenti di difficoltà che possono sempre sopraggiungere. Quando tutto va bene è facile essere tifosi e sostenitori, ma è nel momento del bisogno che occorre sapersi fare carico della propria identità sportiva e offrire quel sostegno che solo i veri amici sanno dare.

In conclusione, vorrei sentirle spendere delle parole per il tecnico Massimiliano Alvini
Alvini, per me, è un grande uomo e un motivatore eccezionale. Sa capire i giocatori prima ancora che si esprimano e una sua grande forza è il saper studiare l’avversario tutta la settimana prima della partita. Prevedendo qualsiasi mossa che potenzialmente l’avversario potrebbe fare, riesce a dare indicazioni ai giocatori su come muoversi. Non ho mai visto un allenatore fare così tanto e così bene. Non è un mago, è uno stratega, una grande risorsa per la Reggiana. E’ anche, e soprattutto, merito suo se i giocatori hanno trovato l’ambiente giusto per crescere.