Carcere, “situazione insostenibile”: i sindacati proclamano lo stato di agitazione

Ben 35 episodi destabilizzanti per l’ordine e la sicurezza dell’Istituto sono nel mese di febbraio. Per Cgil, Cisl e Uil "la misura è colma"

REGGIO EMILIA – “Non passa giorno ormai che non si verifichino eventi critici la cui gestione difficoltosa espone il personale non solo di polizia penitenziaria a seri pericoli per la propria incolumità”. Lo sottolineano Giovanni Trisolini, Vito Bonfiglio e Leonardo Cannizzo, segretari della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil.

Aggiungono: “Solo dall’inizio del mese di febbraio si sono registrati 35 episodi destabilizzanti per l’ordine e la sicurezza dell’Istituto tra i quali 9 episodi di danneggiamento, 4 tentativi di suicidio, 4 incendi, e anche 2 aggressioni al personale di polizia penitenziaria, l’ultimo verificatosi oggi. L’attuale sezione destinata alla gestione di soggetti particolarmente pericolosi si è rivelata fallimentare per il semplice fatto che la presenza di tale sezione vede l’elevata concentrazione di soggetti problematici ben oltre il numero previsto inizialmente, difatti tutte le 20 camere (sez. art. 32 + accoglienza) oggi risultano occupate da detenuti particolarmente pericolosi. Le restanti 4 camere sono destinate ai detenuti posti in isolamento disciplinare”.

Secondo i sindacati “gli istituti penali di Reggio Emilia, storicamente caratterizzati da numerose iniziative ricreative, scolastiche, formative, volte al reinserimento dei ristretti, sono fortemente penalizzati da tali insostenibili situazioni che inficiano il complessivo buon andamento dell’istituto. Infatti alto risulta essere il burn-out del personale oramai esasperato da tale situazione che conseguentemente determina un elevato numero di assenze dal servizio”.

Concludono: “E’ giunto il momento di invertire la rotta. Chiediamo pertanto ai vertici dell’amministrazione penitenziaria di intervenire urgentemente riducendo la capienza della sezione ex art. 32 degli II.PP. di Reggio Emilia redistribuendo anche presso altri istituti i detenuti pericolosi”.

I sindacati proclamano lo stato di agitazione di tutto il personale riservandosi “ulteriori iniziative di lotta nel caso in cui non vi fossero risposte immediate e risolutive”.