Appello Aemilia, unificati i riti ordinario e abbreviato

Contestato il sistema audio: gli imputati videocollegati non sentono

REGGIO EMILIA – Nuova udienza e nuove schermaglie processuali nell’aula bunker del carcere della Dozza di Bologna, dove da due giorni e’ iniziato il secondo grado del processo Aemilia contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta in regione. Il collegio della Corte d’appello presieduta da Alberto Pederiali ha innanzitutto stabilito, come era nell’aria, di accorpare in un unico procedimento le udienze relative alle posizioni dei 24 imputati condannati nel 2018 in primo grado dopo aver scelto il giudizio con rito abbreviato e dei 116 presunti affiliati alla cosca Grande Aracri, “stangati” da pesanti condanne al termine del dibattimento del rito ordinario celebrato a Reggio Emilia.

All’unificazione dei due riti si sono opposti alcuni avvocati difensori che temevano la contaminazione delle rispettive piattaforme probatorie, che i giudici hanno pero’ assicurato rimarranno ben distinte. Sul banco degli imputati e’ poi metaforicamente finito anche il sistema di videocollegamento dell’aula, oggetto di una eccezione di incostituzionalita’ da parte dell’avvocato Luca Andrea Brezigar del foro di Modena. In sostanza il difensore di Pasquale Riillo (condannato in primo grado a 12 anni e otto mesi) e Antonio Muto classe 1971 (pena di otto anni e sei mesi) ha contestato che la scarsa qualita’ dell’audio dei collegamenti con le carceri in cui sono detenuti alcuni imputati, impedirebbe di fatto agli stessi di esercitare appieno i loro diritti. Su questo punto i giudici si sono riservati di fare una verifica con i tecnici.

A movimentare l’udienza, sostanzialmente tecnica, ci ha infine pensato Francesco Amato il 56enne di Rosarno condannato in Aemilia a 19 anni, che il 5 novembre del 2018, pochi giorni dopo la sentenza del 31 ottobre, si barrico’ nell’ufficio postale di Pieve a Reggio tenendo in ostaggio cinque dipendenti, per protestare contro un processo ritenuto ingiusto. Nel nuovo “show” di questa mattina Amato si e’ scagliato di nuovo contro l’attuale presidente del Tribunale di Reggio, Cristina Beretti (giudice nella Corte di primo grado), che aveva in passato definito “un morto che cammina” ed e’ tornato a esternare le sue posizioni sul terrorismo islamico. L’imputato e’ stato velocemente tacitato.