Aemilia 1992, il Pm: “Spiace che il Comune di Reggio non sia parte civile”

Si è invece costituito il Comune di Brescello, teatro del secondo delitto. Il sostituto procuratore Ronchi: "Processo istruito usando le ferie"

REGGIO EMILIA – Il Comune di Reggio Emilia non si e’ costituito parte civile nel processo sui due omicidi di ‘ndrangheta avvenuti nel 1992, uno dei quali compiuto in citta’. Lo sottolinea il pubblico ministero Beatrice Ronchi, secondo cui la circostanza “spiace e sorprende”.

Si è invece costituito il Comune di Brescello, teatro del secondo delitto, il cui sindaco Elena Benassi era presente oggi in Tribunale a Reggio Emilia per assistere all’inizio della requisitoria del pm. “Nella comunita’ c’e’ stato un grande cambiamento di sensibilita’ rispetto al tema delle infiltrazioni mafiose”, afferma il primo cittadino del paese di Peppone e Don Camillo, primo Comune emiliano-romagnolo sciolto per mafia nel 2016.

Intanto, questa mattina per la prima volta ha assistito all’udienza anche una classe di studenti. E’ la quinta B del liceo scientifico Lazzaro Spallanzani, accompagnata dal docente Marco Cosentina. In apertura della requisitoria, infine, Ronchi ha ringraziato anche indirettamente i giornalisti, parlando di “tutti coloro che sono stati presenti alle varie udienze per informarsi ed informare gli altri su un pezzo di storia neanche troppo datata di questa provincia”.

Il pm: “Processo istruito usando le ferie”
Fu un agosto davvero rovente, quello del 2017, per il pubblico ministero Beatrice Ronchi e gli uomini della squadra Mobile della Questura di Reggio Emilia. Fu infatti in quel periodo -nella pausa estiva delle udienze del maxi processo Aemilia e utilizzando i propri giorni di ferie- che fu imbastita l’istruttoria del processo Aemilia 1992, sugli omicidi reggiani di ‘ndrangheta di Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero. Il retroscena lo svela lo stesso Pm, iniziando oggi in tribunale a Reggio Emilia la sua requisitoria, per cui ha “prenotato” almeno altre due udienze.

“Il processo sui fatti del ’92 – spiega Ronchi – era ancora tutto da fare, nel senso che c’era stato un vecchio processo della meta’ degli anni 90 nei confronti dei mandanti, ma niente di piu'”. E questo, “nonostante la dettagliata collaborazione di un altro collaboratore, Angelo Salvatore Cortese, che nel 2008, quindi 9 anni prima di Valerio, aveva reso abbondanti dichiarazioni sui nostri due omicidi”. Poiche’ “il tempo stringeva – aggiunge Ronchi – abbiamo fatto la scelta drastica di fare la ricostruzione degli omicidi del 1992 utilizzando le ferie, 20 giorni fino a ferragosto. Era doveroso”. In “quei giorni frenetici- conclude il magistrato- la nostra vita e’ tornata al 1992, il 1992 e’ diventata la nostra realta’” (fonte Dire).