Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

“Acqua pubblica, il sindaco ci dica da che parte vuole stare”

Il Comitato provinciale Acqua Bene Comune dopo il ricorso al Tar di Iren contro il bando: "Se accolto rimarrebbe in piedi la privatizzazione come da manuale di libero mercato"

Più informazioni su

REGGIO EMILIALa presunta ripubblicizzazione, che in realtà è una riprivatizzazione dell’acqua, è saltata per aria: nel corso di questi quasi 5 anni il nostro sindaco l’ha definito come un progetto virtuoso e innovativo sul piano nazionale, frutto di un percorso a confini delle interpretazioni normative, ma la multiutility, ovvero il gestore uscente, l’ha bocciato senza appello sconfessando tutti questi anni di presunta armonizzazione tra parte amministrativa (tutti sindaci della Provincia, Luca Vecchi in testa) e parte tecnica (Iren).

Ricorrere al Tar per chiedere l’annullamento della gara significa solo che l’azienda non ci sta, che non condivide la linea di un sindaco che ne è terzo azionista in termini di peso sulla proprietà, che in realtà non ha mai voluto il fantomatico “Piano Caia”, esimio giurista bolognese che tra l’altro già in passato ha offerto i suoi servigi proprio alla potente multiutility.

Tutto questo suona come un fragoroso “schiaffo politico” tirato in faccia ad anni di valutazioni, proclami, consulenze, delibere e promesse. A questo punto ci si aspetta e si chiede che il sindaco renda conto pubblicamente di quanto sta succedendo e quali siano le reali intenzioni e motivazioni dietro questo rovesciamento di tavolo, e che scenari si aprono. Ad Iren, l’azienda che sarebbe ancora uguale alla vecchia municipalizzata, che è pubblica o privata a seconda di quando fa comodo, non va bene niente di questa architettura.

Questa soluzione era altamente insoddisfacente anche per noi, cosa che abbiamo dichiarato per anni. Quindi se saltano le decisioni prese per noi si riapre in tutta la sua attualità la discussione sulla possibilità di una ripubblicizzazione vera, che tra l’altro dalle carte del bando di gara si sconfessa di fatto come economicamente insostenibile, anche perchè a questo punto, persa la società mista Arca, l’unica alternativa che rimarrebbe in piedi sarebbe la gara dura e pura, ovvero la privatizzazione come da manuale di libero mercato.

Il sindaco a questo punto deve dire da che parte vuole stare: se da quella di chi ha votato un referendum (di cui quest’anno ironia della sorte corre il decimo anniversario dalla storica raccolta firme) sempre disatteso o dalla parte degli interessi privati di Iren SpA.

Comitato provinciale Acqua bene comune

Più informazioni su