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Punti nascita, il testamento delle Cicogne: “Che miseria la politica scaricabarile”

Il Comitato: "Ci hanno preso in giro: ora tocca agli elettori decidere il futuro. La responsabilità passa a loro"

REGGIO EMILIAIl comitato Salviamo le Cicogne nasce per mano di un nucleo ristretto di donne di Castelnovo e Villa Minozzo, col tempo questo nucleo si modifica con l’ingresso di nuove attiviste e la dormienza di altre. Dapprima si impegna per una raccolta firme, superando le 11mila, poi con una manifestazione popolare, la sera di Sant’Anna del 2017, con oltre duemila fiaccole accese e riunite a forma di cuore.

Nel 2018, dopo aver trovato una intesa operativa durata diversi mesi con Dinamo, che era nato dopo la chiusura del punto nascita, la presidente e il vice presidente di Dinamo entrano nelle Cicogne a causa delle pressioni esterne e Dinamo diventa un comitato di disturbo manovrato da un personaggio politico locale. Fino alla chiusura del punto nascita nel 2017 il comitato era corteggiato dal sindaco Bini, ma dopo la chiusura, poiché il comitato non ha mai accettato la decisione, è stato emarginato dallo stesso Bini che prima ne ha bocciato la proposta di ricorso al Tar, poi la proposta di riesame da portare in Regione e, infine, ha escluso dal tavolo della sanità provinciale qualsiasi rappresentante del comitato, facendovi entrare persone a lui organiche e affidabili.

Con l’intento di entrare nelle istituzioni locali per rompere l’isolamento e l’esclusione, ma anche conservando l’indipendenza dai partiti. Il comitato promuove la partecipazione alle elezioni comunali con una propria lista aperta ai cittadini che vogliono dare il proprio apporto civico alla causa del punto nascita, al bene del comune e della montagna. Nonostante prima fossero giunte offerte di ingresso nella lista del Pd e della Lega, nel momento in cui ci presentiamo veniamo attaccati duramente come fossimo traditori.

Alle elezioni arriviamo terzi su quattro, con 580 voti ed un consigliere eletto, Nadia Vassallo che, da allora, è molto attivo nel far luce sulle reali condizioni di sanità e servizi, sempre indorati dalla propaganda della maggioranza. Si certifica così che oltre al punto nascita e alla guardia h24 di ginecologia, sono stati soppressi l’h24 di ortopedia, il terzo ortopedico in sala operatoria, i tracciati fetali, la degenza breve.

Appare sempre più evidente che le prebende di qualche milione non cambiano il disinteresse per la struttura e che se non viene cambiato passo attraverso anche un cambio della dirigenza sanitaria locale e generale, a Castelnovo Monti aumenterà sempre più la precarietà dei servizi, nonostante la “eroica” dedizione al lavoro dei medici e del personale infermieristico, visibile e riconosciuta dalla cittadinanza.

Bonaccini ha chiuso i tre punti nascita dell’Appennino emiliano eliminando in tutta la montagna qualsiasi presidio per l’assistenza al parto, unica Regione in Italia e forse al mondo a fare ciò. L’accordo Stato-Regioni del 2010 prevedeva la chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti e poi sotto i mille. La Regione Emilia Romagna con firma Errani ha così chiuso il punto nascita di Porretta. Dal 2015 è intervenuto un decreto ministeriale che stabilisce il principio che il parametro numerico dei 500 parti viene a meno nei casi di maggior rischio derivanti da condizioni orogeografiche difficili.

Lo stesso decreto precisa che il ministero, attraverso il Cpn nazionale, esamina la rispondenza agli standard di sicurezza richiesti ed esprime un parere consultivo sulla deroga alla chiusura. Bonaccini invia generica richiesta di deroga per tutti i 6 punti nascita regionali sotto i 500 parti, anche se quelli della pianura non ne hanno le condizioni. Poi allega un documento tecnico dove raccomanda la chiusura di quelli della montagna (gli unici ad averne diritto) ed il mantenimento in attività di quelli della pianura.

Il ministero diretto dalla Lorenzin del governo PD asseconda la richiesta di Bonaccini, grazie anche ai dati non veri spediti a Roma sulle distanze, i tempi di percorrenza e, per Castelnovo Monti, la mancata comunicazione che il personale medico e infermieristico non era in prestito (come si dice nel parere negativo), bensì apparteneva da oltre due mesi alla stessa Ausl del Santa Maria, per legge regionale.

Bonaccini ne approfitta per tenere chiuso il reparto già sospeso per ferie, con atto di grande prepotenza. Poco distante, il suo collega presidente della Regione Toscana e compagno di partito Rossi, ricevuto il parere negativo su Piombino (che non è in montagna) ha inoltrato richiesta di revisione del parere e ha tenuto aperto il punto nascita, tuttora in funzione.

Dopo di allora: il PD locale e regionale hanno provato a far scendere il silenzio sulla cosa, Bini intervistato dal Giornale di Reggio ha dichiarato che non è poi stata quella gran cosa e la gente se ne era già fatta una ragione. Intanto un bambino di Pavullo è morto venti giorni dopo la chiusura per distacco di placenta: Venturi è stato risoluto nel dire che comunque doveva andare a Modena. Numerosi i casi apparsi sulla stampa di bambini nati sulle autoambulanze o partorienti con le dogie portate in elisoccorso.

Per semplici tracciati fetali le giovani mamme si son dovute fare anche 4 ore di strada fra andata e ritorno, più volte alla settimana. Una giovane mamma ha dovuto tenere in grembo il bimbo morto in attesa di essere inviata a Reggio il giorno dopo, e una volta giunta a Reggio alla mattina alle 7 è stata operata la sera alle 21. Il senso di insicurezza è la prima ansia che accompagna per 9 mesi le mamme del territorio: 800 kmq senza un presidio, con il Pronto Soccorso obbligato a non trattare i casi e mandarli all’ospedale di competenza.

Il comitato Salviamo le Cicogne, dopo la chiusura e le ripetute bocciature del sindaco Bini ha rilanciato l’azione politica, dapprima con l’appello alla Regione per la riapertura firmato congiuntamente da M5S e Lega e bocciato dal solito Bini affiancato dalla deputata Pd Antonella Incerti, poi con incontri al ministero con il capo della segreteria del ministro Grillo, il sottosegretario Bortolazzi, il CPN riunito. Inoltre con il presidente Bonaccini e l’assessore Venturi. E’ stato un gioco allo scaricabarile.

Bini e la Incerti hanno detto che non firmavano l’appello alla Regione perché era una manovra del M5S, e quindi loro erano per fare un progetto pilota per Castelnovo, e per la revisione dei parametri dell’accordo Stato Regioni. Al ministero ci hanno ribadito che loro possono solo esprimere un parere consultivo, ma il potere di aprire o chiudere i punti nascita è esclusivo della Regione. Alla richiesta di rivedere il proprio parere, preso su dati non veri della Regione Emilia Romagna, hanno nicchiato dicendo che la richiesta di revisione la deve fare la Regione. E sì che hanno un intero dipartimento per le ispezioni sulle Regioni.

In Regione ci hanno detto che loro non vanno contro il parere del ministero e che non sono intenzionati a chiedere la revisione del parere perché per loro i dati andavano bene così. Tutte risposte volte a scaricare sulla controparte la responsabilità, a non prendersi nessun impegno, senza alcuna preoccupazione per la salute delle donne. Poi Bonaccini ha pensato che poteva giocare sulla cosa ed ha iniziato a dire che lui è per riaprire i punti nascita, ma per farlo occorre cambiare i parametri dell’Accordo Stato Regioni, cercando così di mettere in difficoltà il ministro Grillo.

Il ministro ha risposto che a marzo 2019 avrebbe cambiato i parametri all’interno del Patto della Salute, ovvero il piano programmatico che viene siglato con le Regioni. Fino alla seconda stesura di detto Patto nell’estate 2019 era presente il punto che diceva che entro 120 giorni dall’approvazione del Patto i parametri sarebbero stati presi in considerazione. Nel frattempo è caduto il governo ed in quello attuale, con il PD tornato al governo, quell’impegno è sparito dal Patto della Salute.

Veniamo ai giorni nostri: il sindaco Bini, dopo due anni di latitanza, torna attivo per far da scudiero a Bonaccini. Vanno al Ministero, escludendo il comitato che aveva chiesto di partecipare, e ricevono dal ministero parere negativo sulla possibilità di cambiare i parametri, ovvero all’ipotesi di Bini nel giugno 2018 e su cui si basa Bonaccini per dirsi impegnato. Allora Bini seduta stante rispolvera la formula magica della “Strategia Aree Interne” che a detta sua ha potere legiferante e propone di fare quel progetto pilota di cui aveva parlato già nel 2018, senza poi aver mosso un dito. Ottiene così la benedizione del sottosegretario del ministro della Sanità, contento che la grana così si allontani dal proprio ministero. Ora Bini dice che farà un progetto valido solo per Castelnovo e che, non si capisce chi, qualcuno approverà. Ottimo.

Il M5S, dopo il vuoto pneumatico di un anno intero, rispolvera l’idea che avevamo lanciato con il sottosegretario Bortolazzi di venire a Castelnovo. Senza degnarci di una telefonata, in extremis con una mail del neo consigliere comunale Luca Maioli, ci convoca per assistere all’arrivo del vice ministro Sileri. Chiediamo incontro separato dal comitato di disturbo Dinamo ma ci viene negato, quindi decliniamo l’invito.

All’incontro, non esistendo di fatto Dinamo, Genitoni ha parlato a suo nome… per una volta la verità si è materializzata. Il vice ministro, oltre a dire la solita cosa, ovvero che il ministero nulla può, ha però preso l’impegno di far da ponte con la Regione una volta rieletta. Il pentastellato Bertucci ci ha scaldato il cuore quando ha tirato fuori la sua maglia C219 delle Cicogne e l’ha fatto firmare a Sileri, Spadoni e agli altri.

Bonaccini continua a fare il pesce in barile, dice che è colpa degli altri, lui nulla può, è rispettoso delle regole, si batterà per il cambiamento, il ministro grillino non l’ha mai ricevuto, il nuovo ministro invece lo incontrerà a gennaio ed in tv ha avuto l’ardire di dire che ha sbagliato a chiudere i punti nascita ma la colpa non è sua. In realtà, lui ha il potere di riaprire domani stesso, se vuole può anche richiedere un nuovo parere consultivo positivo mandando i dati veri dei tempi di percorrenza e dell’appartenenza del personale medico all’unica AUSL, può anche convocare con moto proprio la Assemblea generale dei Presidenti di Regione che lui presiede, per concordare nuovi parametri da proporre per un nuovo accordo Stato Regioni. Ma ne ha fatto una questione personale e cinicamente ci mena tutte a messa.

La Lega ed il centro destra hanno detto per bocca del loro capo Salvini qui a Castelnovo, che loro riapriranno ciò che altri hanno chiuso. Lo speriamo. Doverosamente dobbiamo dire che il consigliere regionale Delmonte ha sempre rappresentato le nostre istanze in Regione, senza se e senza ma, pur rispettando la nostra autonomia da qualsiasi partito, autonomia che rivendichiamo duramente.

La sinistra, quella che porta il voto a Bonaccini, dal giorno della delibera di chiusura del punto nascita si è defilata con tutte le sue sigle che usa per manifestarsi: Cgil, Udi, Pd, Anpi, Centro anziani, Sardine e Velopedisti del Bismantova. “Non si disturba chi comanda, se è dei nostri”. Per fortuna oltre ai “Coraggiosi” abbiamo visto che esiste un’altra lista di sinistra, l’Altra Emilia Romagna, che ha un candidato presidente autonomo. Le prossime elezioni: noi non daremo indicazioni di voto, anche noi al nostro interno daremo voti diversi. Ognuno agisca secondo coscienza, la propria.

Il futuro: la nostra missione è giunta al termine. Non siamo riuscite a scongiurare la chiusura, non siamo riuscite a far riaprire, non ne abbiamo il potere, ma siamo riuscite a tenere vivo l’argomento nonostante volessero seppellirlo. Il sindaco Bini ce lo disse in faccia nel maggio 2018: non arriverete alle prossime elezioni. Ci siamo arrivate e abbiamo messo a nudo le miserie della politica. Ciò che non ha un peso elettorale per loro non esiste. Noi ci fermiamo qui, con le prossime elezioni regionali.
Continueremo nella sede comunale come lista e nei prossimi incontri se mai verranno fatti. Ma ora tocca agli elettori decidere il futuro. La responsabilità passa a loro.

Nadia Vassallo
portavoce Comitato Salviamo le Cicogne