Amico (Coraggiosa): “Sanità, investire su qualità professionale”

Lo ha detto il candidato della lista Emilia-Romagna Coraggiosa, durante il dialogo con il ministro della Salute Roberto Speranza ieri sera al centro sociale Buco Magico

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REGGIO EMILIA – “L’Emilia-Romagna ha bisogno di un sistema sanitario che punti sull’alta qualificazione dei suoi operatori e sulla prossimità dei servizi”. Si è espresso così ieri Federico Amico, candidato della lista Emilia-Romagna Coraggiosa, durante il dialogo con il ministro della Salute Roberto Speranza al centro sociale Buco Magico.

“La sanità è una voce importantissima nel bilancio regionale e la sua natura pubblica, che ha fatto dell’Emilia-Romagna un modello, non deve essere toccata. Questo non è affatto scontato e lo vediamo da ciò che sta accadendo in altre regioni, si pensi per esempio alla proposta dei pronto soccorso privati in Piemonte”. Secondo Amico quindi “bisogna valorizzare e investire sull’alta qualificazione professionale di medici, infermieri e operatori sanitari, perché questo significa migliorare la qualità dei servizi per tutti i cittadini, bisogna sbloccare le assunzioni di nuovi medici per aggredire il problema delle liste d’attesa”.

“Dobbiamo inoltre prenderci cura della sofferenza che percorre la nostra società – sostiene il candidato di Coraggiosa – e capire che ha sempre a che fare con la percezione di abbandono. La vediamo crescere quotidianamente nelle periferie delle grandi città o in zone interne come la Bassa e la montagna in province come la nostra, dove chi vive nei piccoli centri sente lo Stato più lontano e i suoi diritti meno riconosciuti. Questo è evidente anche nell’ambito della sanità e ci chiama a investire fortemente sulla prossimità dei servizi e sulla domiciliarità, anche per far sì che l’ospedalizzazione sia la soluzione ultima. Rimane infine la questione relazionale, che in un campo delicato come quello della salute è centrale, e significa far sentire il cittadino e il suo benessere al centro. Non si tratta solo di cura medica, si tratta piuttosto di costruire percorso a tutto tondo che accompagnino il paziente anche dopo l’intervento sulle patologie”.

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