Aemilia 1992, Le Rose: “Mai ucciso nessuno, sono innocente”

L'imputato: "Dopo il carcere ho cambiato vita che oggi è povera, ma onesta"

REGGIO EMILIA – Un uomo nuovo che dopo aver pagato il suo debito con la giustizia (10 anni di carcere) per peccati di gioventu’ (legati alla droga) oggi lavora in un panificio e abita a Bologna in una casa popolare. Si e’ presentato cosi’, Antonio Le Rose (alias il “bel Rene'”), imputato a Reggio Emilia nel processo Aemilia 1992, sugli omicidi di ‘ndrangheta di 28 anni fa di Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero. “Non ho mai ucciso nessuno, nemmeno una formica, o partecipato ad omicidi. L’unica volta che ho preso un’arma e’ stato un fucile a pompa quando facevo il militare”, dice Le Rose.

“Sono innocente e ingiustamente accusato”, aggiunge, spiegando che dopo essere uscito dal carcere, intorno al 2000, “ho cambiato completamente vita e di quelli di Cutro non ne ho voluto piu’ sapere”.

Proprio durante la detenzione, racconta l’imputato, “sono stato salvato da una professoressa che mi ha aiutato a diplomarmi e poi mi ha accolto con la sua famiglia quando sono uscito”. Oggi, prosegue Le Rose, “faccio mille sacrifici, non mi posso permettere neanche una macchina e giro in autobus e in bicicletta. Ma sono contento della mia vita che e’ povera, ma dignitosa e onesta. Oggi ho la coscienza tranquilla di aver pagato per i miei errori di quando ero giovane”.

Grande Aracri, aggiunge Le Rose, “lo conosco, ma come tutti gli altri di Cutro, cioe’ di vista. E non ci ho mai preso neanche un caffe’ ne’ lo vorrei”. Poi smentisce il collaboratore di giustizia Angelo Salvatore Cortese “che dice di avermi affiliato alla ‘ndrangheta in carcere. Ma noi li’ non ci siamo mai incontrati”. Infine Le Rose si appella ai giudici chiedendo un verdetto equo perche’ “qui si decidera’ il mio futuro e la mia vita”.