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Proteste contro i raid degli Usa, attaccata ambasciata a Baghdad

Manifestanti protestano per i raid Usa in Iraq che hanno fatto 25 morti tra i combattenti della milizia sciita Kataib Hezbollah. Data alle fiamme una torretta a stelle e strisce. Il premier ha chiesto ai dimostranti di ritirarsi

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REGGIO EMILIA – Le forze di sicurezza irachene hanno respinto un attacco di manifestanti all’ambasciata americana a Baghdad, frapponendosi tra loro e le porte della sede diplomatica. Lo riferiscono i media internazionali. Migliaia di persone, scrive la Bbc, che protestavano per i raid Usa in Iraq che hanno fatto 25 morti tra i combattenti della milizia sciita Kataib Hezbollah, hanno raggiunto l’ambasciata, oltrepassando i checkpoint della Green Zone, abitualmente blindata, al grido di “Morte all’America” e bruciando bandiere americane.

I manifestati hanno dato fuoco ad una delle torrette di guardia del complesso che ospita la sede diplomatica: lo riporta la Bbc online. Le forze Usa, scrive inoltre l’emittente, stanno cercando di disperdere i manifestanti con gas lacrimogeni.

Il primo ministro dimissionario dell’Iran, Adel Abdel Mahdi, ha esortato le migliaia di manifestanti a ritirarsi dall’area davanti all’ambasciata americana a Baghdad, attaccata stamani per protesta contro i raid Usa su una milizia sciita filo-Iran. Lo riferiscono i media internazionali. Ieri il governo iracheno aveva condannato i raid americani, che avrebbero fatto 25 morti tra i combattenti, perché “violano la sovranità dell’Iraq”, dicendosi pronto a “rivedere le relazioni” con Washington.

“L’Iran ha ucciso un contractor, ferendo molti. Noi abbiamo risposto duramente e lo faremo sempre. Adesso l’Iran sta orchestrando un attacco all’ambasciata americana in Iraq. Saranno ritenuti pienamente responsabili. Inoltre, noi ci aspettiamo che l’Iraq impieghi le sue forze per proteggere l’ambasciata, e così siete avvisati!”: lo ha twittato oggi il presidente americano Donald Trump commentando l’attacco in corso all’ambasciata statunitense a Baghdad in segno di protesta contro i raid Usa sulle basi dei miliziani sciiti in Iraq.

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