Povertà in calo a Reggio Emilia: “Ma cronica e complessa”

La Caritas reggiana: "La risposta ai bisogni non basta più, cambieremo stile"

REGGIO EMILIA – Dopo gli anni bui della crisi, ci sono meno poveri a Reggio Emilia. Ma lo zoccolo duro (pari al 60%) delle 912 persone che si sono rivolte nel 2018 al centro di ascolto della Caritas lo aveva gia’ fatto anche in passato, senza riuscire a risollevarsi. A questa “cronicita’” del disagio si aggiunge il fatto che gli utenti del centro diocesano versano in difficolta’ multiple (in media tre, in aumento rispetto al 2017) che riguardano gli aspetti familiari, di salute e legati alle dipendenze. In aumento il trend dei problemi mentali e connessi a gioco, droga e alcol.

Nella fotografia scattata oggi dal direttore della Caritas reggiana, Isacco Rinaldi, si evidenzia anche un aumento della vulnerabilita’ delle donne (quasi il 32% del totale delle persone ascoltate, per il 52% straniere da Ucraina, Georgia e Moldavia da poco arrivate in Italia) e della fascia tra i 45 e i 54 anni (il 27% del totale) cioe’ persone rimaste senza lavoro, ma ancora troppo giovani per l’eta’ pensionabile. Del resto anche i pensionati (l’11%) hanno bisogno di un sostegno.

Chi chiede aiuto e’ ancora in prevalenza straniero (per quasi il 75%, inclusi i 216 irregolari incontrati) ma la quota di italiani colpiti dalla crisi e’ rimasta stabile nel tempo intorno al 20%. Spiccano in questo segmento i cosiddetti “working poor”, con stipendi che oscillano tra i 900 e i 1.300 euro, che non sono solo lavoratori dipendenti ma anche autonomi. Il 40% di loro dice di non avere una dimora stabile. Il 6% delle persone aiutate dichiara di lavorare in nero. La poverta’, infine, non e’ solo materiale, ma intacca i legami sociali. Il 15% di chi ha chiesto aiuto (in aumento di tre punti percentuali sull’anno precedente) e’ separato o divorziato, il 40% vive da solo.

I numeri, spiega quindi Rinaldi, “stanno calando fino a tornare quasi ai livelli pre crisi (lo rileva anche l’osservatorio congiunto Comune di Reggio e Camera di commercio, ndr), ma i cambiamenti in atto dei fenomeni sociali ci chiedono di cambiare il nostro approccio, il nostro ‘stile’ come Caritas e come Chiesa”. Concentrando cioe’ l’attenzione “non sul creare nuovi servizi, ma nel rendere i nostri servizi nuovi, passando dalla logica della risposta ai bisogni a quella della promozione della vita e della dignita’ della persona in tutti i suoi aspetti”.

Concorda il vescovo di Reggio e Guastalla Massimo Camisasca: “Dobbiamo guardare non ai bisogni che le persone hanno, ma ai bisogni che sono”. Secondo il vescovo, inoltre, “dopo 10 anni di difficolta’ economica il disagio e’ diminuito, a testimonianza anche di un impegno della carita’ alimentata dalla fede”.