Minori, la diocesi di Reggio vara una commissione anti abusi

Aiuterà il vescovo in cause canoniche e farà una cultura di prevenzione: ma i membri non hanno obbligo di denuncia

REGGIO EMILIA – La Chiesa di Reggio Emilia ha da oggi una sua struttura per prevenire gli abusi sessuali in ambito ecclesiastico su minori e persone vulnerabili. E’ nata per volonta’ del vescovo Massimo Camisasca, che con un decreto firmato il 25 ottobre scorso ha istituito la prima “commissione per la tutela dei minori” della Diocesi. Un organo che, chiarisce subito Camisasca presentandola ufficialmente, “non ha nulla a che vedere con l’inchiesta di Bibbiano, anche perche’ in quel caso sono coinvolte strutture della societa’ civile, mentre la commissione operera’ in ambito ecclesiastico”.

A escludere ogni collegamento tra le vicende, inoltre, lo scoppio dell’inchiesta giudiziaria sui presunti affidi illeciti datata il 27 giugno scorso, mentre le linee guida della Conferenza episcopale italiana, in applicazione delle quali la commissione nasce, sono state emanate il 24 giugno, al termine di un lungo e precedente percorso. A comporre la neonata commissione, a cui entro Natale si aggiungera’ anche un pedagogista, sono uno psicoterapeuta e uno psicologo, un avvocato, un sacerdote canonista e un medico legale e criminologo che collabora con Ausl e Procura di Reggio. Si tratta di Maria Stella D’Andrea che, oltre a presidere la commissione, e’ stata nominata dal vescovo referente diocesano per la tutela dei minori.

Vicepresidente e’ lo psicoterapeuta Francesco Zappettini e portavoce lo psicologo Corrado Zoppi, affiancati dal legale Giorgio Notari e da Don Andrea Pattuelli. I professionisti da un lato aiuteranno il vescovo nelle eventuali cause canoniche in materia di abusi, dall’altro metteranno a punto (entro il prossimo giugno) una serie di progetti e percorsi di formazione per gli educatori che nella Chiesa locale sono piu’ di altri a contatto con minori.

“Penso – dice il vescovo – a cammini di formazione per la prevenzione che si inseriscano in quelli normali della Diocesi, coinvolgendo la Pastorale giovanile e quella dei catechisti e si rivolgano non solo ai religiosi, ma anche ai laici, come ad esempio gli allenatori sportivi”. Le funzioni dell’organo ispettivo si espliciteranno principalmente nell’ambito del diritto canonico dove, a fronte di segnalazioni di abusi, la commissione accertera’ prima di tutto la “veridicita’” delle accuse, svolgendo poi la cosiddetta indagine “previa”. Una sorta di “pre processo” sulla solidita’ degli aspetti di colpevolezza, da dirimere eventualmente in Vaticano. Piu’ complessa la questione della denuncia alle autorita’ giudiziarie civili posto che, ribadisce Camisasca, “il principio del lavare i panni in casa non ci appartiene, ma ci appartiene piuttosto quello della tutela e della difesa assoluta del minore”.

I membri della commissione diocesana, in particolare, non hanno (per legge) obbligo di denuncia perche’ non sono pubblici ufficiali. Le linee guida della Cei, tuttavia, hanno introdotto “l’obbligo morale” di non tacere sui reati su minori commessi da “chierici” in ambito ecclesiale. La commissione quindi, se intenzionata a denunciare gli abusi alla magistratura con un esposto, chiedera’ prima il consenso ai genitori della presunta vittima o alla stessa (se diventata maggiorenne). Il diniego di questi ultimi dovra’ essere scritto e motivato (per tutelare il vescovo da eventuali rivalse future). Anche di fronte ad un no, la commissione si riserva lo stesso di denunciare, nei casi estremi di serialita’ degli abusi.