Le Sardine: “Faremo proposte: se non ci ascoltano pronti a un partito”

L'esponente reggiano Youness Warhou, uno dei promotori dell'evento di piazza Prampolini, lancia un avvertimento a Bonaccini. Su Casapound dice: "C'è stato un malinteso. Verso di loro non c’è alcuna apertura"

REGGIO EMILIA – “Butteremo giù una serie di idee, per presentare quelle che sono le nostre istanze a Bonaccini, ma se vedremo che non darà corso a quello che abbiamo richiesto, allora dovremo pensare a creare un partito politico per realizzarle”.

La sardina reggiana Youness Warhou, uno dei promotori dell’evento di piazza Prampolini, premette in questa intervista a Reggio Sera che, in questo momento, il suo movimento non sta pensando a un partito politico, ma lancia un avvertimento al governatore uscente che il 26 gennaio chiederà il voto agli elettori emiliano-romagnoli, facendo capire che le Sardine sono pronte a scendere in campo in prima persona, se necessario, per difendere gli ideali in cui credono.

Youness, 25 anni, di origini marocchine, iscritto al Pd, di professione informatico, figlio di un camionista e di un operatore sociale, da 10 anni in Italia, interviene anche sulla polemica di giornata, quella relativa alla presenza di CasaPound in piazza a Roma alla manifestazione di sabato a piazza San Giovanni e dice: “C’è stato un malinteso. Verso di loro, da parte nostra, non c’è alcuna apertura. Semplicemente non possiamo chiedere l’identità alle persone che sono in piazza. E chiunque venga, assisterà ad una lezione di antifascismo”.

Youness, si presenti: chi è, dove lavora, quanti anni ha?
Ho 25 anni, sono un informatico e studio scienze politiche, mentre lavoro. Faccio attivismo da quando ho 17-18 anni, sia perché ci sono delle battaglie che vorrei portare avanti, ma anche per passione politica. Sono di origini marocchine: sono arrivato in Italia nel 2009 quando avevo 15 anni e ho vissuto qui per dieci anni (ha appena fatto richiesta di cittadinanza, ndr). Sono stato tre anni a Napoli e il resto a Reggio Emilia.

Cosa vogliono esattamente le Sardine? Come si propongono di cambiare l’Italia? Mi risponda con cose concrete, per favore, non generiche
Non è molto generico quello che diciamo nelle piazze, perché diciamo che vogliamo cambiare il linguaggio politico. Oggi in Italia il modo in cui si fa politica è una questione di toni: di chi alza più la voce per raggiungere più audience e di quello che ha una risposta mediatica più forte e quindi risulta primo nelle statistiche. Noi non crediamo a questo modo di fare politica. Abbiamo fatto vedere che non solo i populisti riempiono le piazze italiane e che vogliamo un paese inclusivo e multiculturale.

Vi state preparando per il flash mob di San Giovanni a Roma di sabato. In quanti partirete da Reggio Emilia?
Siamo alcune decine fra Reggio. Parma e Modena. Partiremo con degli autobus sabato mattina. Ci sono anche isolani che verranno a Roma. Speriamo che vengano molte persone per rivitalizzare quel senso di partecipazione che oggi è crsciuto fra le persone.

Lei è fra i leader delle Sardine reggiane ed è di origini marocchine. Mentre due capi delle Sardine modenesi sono di origini tunisine e libanesi, Samar Zaoui e Jamal Hussein. E’ solo una casualità che tre giovani di origini arabe siano fra i leader del movimento in due città vicine o c’è qualcosa in più a tuo parere?
Un po’ entrambe le cose: è una casualità, ma anche un messaggio. Oggi in Italia ci sono molti giovani di origine straniera che vogliono contribuire al dibattito politico. E’ normale che persone di seconda generazione come noi si prendano a carico istanze che non hanno visto portare avanti da molto tempo. Molti ragazzi si sono sentiti rispecchiati nel messaggio lanciato dalla piazza di Bologna e, di conseguenza, sono scesi in piazza per rispondere alla politica dell’odio maturata in questo periodo.

Lei è un iscritto del Pd. A Modena Jamal Hussein ha partecipato al lancio della campagna elettorale di Bonaccini. Molti di voi si sono schierati con il governatore uscente, anche se dite che non volete fare politica. Era proprio necessaria questa scelta di campo? Non era meglio non schierarsi e restare più neutri?
Quello che ha fatto Jamal è stato criticato internamente tra persone che organizzano le Sardine. Non ci è sembrato giusto. Lui lo ha fatto in maniera spontanea, ma si è schierato in modo troppo anticipato rispetto a quella che è la crescita del nostro movimento. Noi oggi siamo concentrati sul darci un’identità e risvegliare valori per fare politica in modo educato e costruttivo. Non nego che molte persone fra di noi stimano Bonaccini per quello che ha fatto, ma questo non significa che parteciperemo ai suoi comitati elettorali.

La domanda viene spontanea: quale freschezza e innovazione porta avanti un movimento che, come primo atto, si premura di fare sapere a tutti che è favore della riconferma del governatore uscente senza, peraltro, muovere alcuna critica al sistema esistente? Non era allora più semplice entrare in una delle tante sezioni del Pd e chiedere una tessera?
Come ha detto Santori diverse volte, noi non ce l’abbiamo con tutti i politici ma con un certo tipo di politica che si è affermata in Italia e che tende ad utilizzare il populismo e a creare il capro espiatorio su cui scaricare dell’odio. Possono essere rom, italiani senza cittadinanza, le persone che arrivano con i barconi. E’ una catena di odio per dire: ‘Ecco il colpevole’. Questo tipo di politica lo condanniamo e vogliamo che non venga diffuso. Il fatto che queste persone abbiano candidato la Borgonzoni, facendo campagna elettorale su un territorio che si è sempre definito di sinistra, ci è dispiaciuto e la reazione è stata di dire che noi non abbocchiamo a questo modo di fare politica. Il fatto che qualcuno di noi appoggi Bonaccini mi sembra una cosa naturale. E’ una persona competente che ha fatto il suo lavoro e non vediamo il motivo per cui bisogna cambiare.

Cosa risponde alle critiche di chi dice che la manifestazione reggiana è stata organizzata da esponenti vicini al Pd e che le Sardine reggiane sarebbero eterodirette?
Chi mi conosce sa che ho dialogato con quasi tutti i partiti. Mi conoscono anche esponenti della destra. Non mi sono mai posto limiti per capire il ragionamento degli altri prima di fare una tessera di partito. Il fatto che abbia avuto un sostegno da associazioni presenti sul territorio è dovuto al motivo che io sono già attivo e contribuisco al contesto sociale reggiano. Io sono iscritto al Pd, è vero, ma non partecipo alla direzione del partito e non ho incarichi interni. Non ho appoggi. Le persone che si sono attivate a Reggio non sono iscritte a partiti.

Voi chiedete rinnovamento: secondo voi i candidati espressi dal Pd reggiano alle regionali rappresentano il cambiamento da voi auspicato?
Le dinamiche interne ai partiti noi non le abbiamo ancora valutate. Io credo nel rinnovamento della classe politica, ma deve essere una cosa fatta bene, con una formazione offerta da chi ha già esperienza, per non distruggere il modo in cui è stata fatta politica fino a quel momento. Se c’è la possibilità di dare spazio ai giovani, questa cosa è positiva. A livello reggiano, fra quei candidati, ci sono persone che stimo e rispetto e spero che portino avanti un lavoro costruttivo come la classe dirigente passata e che lottino per le istanze per cui lotto anche io.

La domanda che tutti si fanno oggi è: come utilizzerete l’enorme consenso che, come movimento, state capitalizzando?
Al momento non abbiamo in mente di fare un partito. Però metteremo giù una serie di punti su cui dialogare con le piattaforme politiche già esistenti. Le presenteremo a Bonaccini, ma se vedremo che non darà corso a quello che abbiamo richiesto, allora dovremo pensare a creare un soggetto politico per realizzarle”.