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Genova, Bucci: “A maggio forse la prima auto sul ponte”

Il sindaco del capoluogo ligure: "Tutti i lavori edilizi saranno terminati entro la fine di gennaio". I parenti delle vittime: minacce di Aspi un brutto segnale

REGGIO EMILIA – “Tutti i lavori edilizi, non quelli di acciaio ma le pile, saranno terminati entro la fine di gennaio. Questo consentirà di vedere a metà marzo il ponte completo con tutte le infrastrutture in acciaio montate. A metà maggio, pensiamo, potrà passare la prima macchina”. Lo ha detto il sindaco di Genova e commissario per la costruzione del viadotto sul Polcevera Marco Bucci durante un sopralluogo al cantiere con il governatore Toti.

“Quella di Aspi è tra le letterine che non vorresti mai vedere. Siamo dalla parte del Governo che sta cercando di mettere una pezza ad anni e anni di inadeguatezza nell’affidamento dei nostri beni pubblici, pensiamo che le minacce siano un bruttissimo segnale in democrazia e che l’etica imprenditoriale, in questo caso, debba fare ancora molti passi avanti”. Lo scrive in una lettera di Natale aperta Egle Possetti, del comitato Vittime Ponte Morandi.

“Per noi famigliari questi giorni sono particolarmente duri, troppe sedie rimarranno vuote” esordisce nella lettera di Natale Egle Possetti la quale va subito al sodo chiedendo la revoca delle concessioni perchè 43 morti sono una giusta causa riferendosi alle contestazione di Autostrade per l’Italia alla norma del decreto Milleproroghe che parla di affidamento ad Anas in caso di revoca delle concessioni.

“Mi fu insegnato che esistono anche le giuste cause per rescindere dai contratti – scrive Possetti -, penso che non si debba aggiungere altro, dicendo che 43 persone morte possano essere un ottima causa, le colpe saranno definite in tribunale ma anche un bambino che scrive la sua lettera a Babbo Natale potrebbe dire che questa gestione ha avuto qualche piccolo problema”.

La lettera si conclude con un auspicio: “Noi vogliamo che questo paese cambi, vogliamo che i sorrisi di chi ci ha abbandonato, possano risplendere da qualche parte, rasserenati per quello che si è potuto cambiare in questo triste paese dove conta di più la “grana” che la vita”.