Cna Federmoda chiede chiarezza su costo del lavoro

Dopo i blitz in tutta Italia nei laboratori cinesi, la Confederazione punta il dito sui committenti e chiede tariffari precisi

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REGGIO EMILIA – “Vogliamo rispondere innanzitutto all’esigenza di rendere etico e sostenibile il nostro modo di produrre, creando condizioni di parità nella concorrenza e dando solo alla qualità del lavoro il valore aggiunto che può fare la differenza. Applicando questa nuova tabella, committenza e contoterzista avranno la certezza di dare al Made in Italy il giusto valore. Solo così possiamo tutelare a 360° la qualità che è il nostro tratto distintivo”, commenta la presidente di Cna Federmoda Donella Lodi, a margine della scoperta da parte degli inquirenti di nuovi casi di irregolarità nella gestione dei laboratori cinesi a Prato, Empoli e nel napoletano.

“Non si può far ricadere solo su pseudo imprenditori cinesi o italiani senza scrupoli – incalza la presidente Lodi – la responsabilità della rete di illegalità che i blitz delle autorità continuano a scoprire in Italia. Senza ipocrisie, va fatta chiarezza su chi utilizza questi laboratori, dando loro lavoro allo scopo di risparmiare sui costi e aumentare i profitti. I committenti sicuramente sanno che questa concorrenza si basa solo su evasione, elusione, mancata applicazione delle regole e sfruttamento al limite della schiavitù come dimostrato. Se non si spezza il cerchio responsabilizzando tutti gli anelli della catena di fornitura non si risolverà mai il problema”.

Cna Federmoda punta il dito direttamente su chi da questo sistema diffuso trae vantaggio. Per questo, è fondamentale per l’Associazione la battaglia per le nuove tabelle del costo orario del lavoro, essenziali per contrastare la concorrenza sleale nella subfornitura della filiera della moda. Le tabelle sono state redatte e condivise da Cna assieme alle altre associazioni imprenditoriali e sindacali del settore, per contrastare fenomeni come quello dei laboratori cinesi a Prato, Empoli e nel napoletano.

Le “tabelle del costo del lavoro” sono uno strumento che esprime la base su cui andare a formulare, insieme ad altri parametri economici, i valori nella contrattazione privata fra committente e subfornitore. Sono valori di riferimento suddivisi per livello di appartenenza, che, evidenziando il costo medio orario del lavoro, fissano inequivocabilmente un parametro omogeneo a cui sommare i costi fissi e la giusta remunerazione dell’attività d’impresa, per una reale sostenibilità economica del processo produttivo.

“Abbiamo verificato l’esistenza di una disparità economica su tutto il territorio nazionale e la conseguente debolezza contrattuale della subfornitura rispetto alla committenza. Con questo accordo creiamo le basi per una competizione utile alla crescita, tanto delle imprese quanto dell’occupazione, grazie a condizioni certe e capaci di premiare chi le regole le rispetta. Solo un mercato capace di selezionare le imprese attraverso regole uguali per tutti i suoi concorrenti, può condurre ad una selezione virtuosa, che è la vera concorrenza leale”, commenta ancora Donella Lodi.

Non solo, il riconoscimento del costo del lavoro deve essere considerato anche un cambiamento culturale, capace di coinvolgere il consumatore, che viene chiamato ad essere parte attiva nella selezione del prodotto in fase di acquisto, orientandolo verso un “consumo responsabile” nel rispetto della dignità del lavoro e della sua qualità in tutti i processi compresi nell’intera filiera del Made in Italy.

“Made in Italy non significa solo realizzare le produzioni all’interno del confine nazionale – conclude la Presidente di Cna Federmoda – ma è dato anche, e soprattutto, da un saper fare unico così come da valori etici quali sostenibilità economica della filiera, tutela dei diritti di chi lavora, rispetto dell’ambiente e della salute dei consumatori, oltre che saperi e capacità di imprenditori e maestranze, che vanno assolutamente tutelati e che auspichiamo possano essere rispettati e considerati attraverso un rating di valore”.

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