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Biogas, i genitori e i nonni di Gavassa scrivono al sindaco

La lettera: “E' difficile pretendere rispetto e dialogo con chi per primo non dà rispetto e non dialoga con i propri “figli”"

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REGGIO EMILIA Caro sindaco, le scriviamo come genitori e nonni di bambini e ragazzi che frequentano la scuola elementare, la scuola dell’infanzia, la parrocchia e la società sportiva di Gavassa, in quanto siamo molto amareggiati per il recente voto in consiglio comunale sulla imminente costruzione di un impianto di biogas nel nostro territorio, che non ha dato spazio al dialogo tra le istituzioni e i cittadini.

I nostri genitori ci hanno sempre insegnato l’importanza del rispetto delle istituzioni e questo è ciò che anche noi crediamo ed esigiamo dai nostri figli, ma, come può ben capire anche lei da padre, è molto difficile pretendere rispetto e dialogo con chi per primo non dà rispetto e non dialoga con i propri “figli”. Sì, perché i cittadini di una città sono un po’ i suoi figli, signor sindaco e lei, da buon padre di famiglia avrebbe il dovere di fare il meglio per ciascuno di loro.

I nostri ragazzi rappresentano il nostro futuro ed hanno il diritto di trovarsi una città che è cresciuta nel rispetto dell’ambiente, delle tipicità dei territori e soprattutto dei loro abitanti. Siamo consapevoli che il tema dei rifiuti sia molto importante e difficile da gestire al meglio e per questo stiamo insegnando ai nostri bambini quanto è importante fare la raccolta differenziata, riciclare, ridurre i consumi di acqua e di risorse naturali e le possiamo garantire che spesso i bambini e i ragazzi sono molto più bravi di noi adulti e, soprattutto, sono pieni di idee per salvaguardare il nostro pianeta e la nostra città.

Ne è un esempio incredibile Greta Thunberg, che è riuscita a mobilitare migliaia di persone e ragazzi per il bene comune del nostro pianeta. In questo contesto, come genitori, facciamo fatica a spiegare loro il perché della costruzione di un grande impianto di biogas a due passi dalla loro scuola, dal loro asilo, dalla parrocchia che frequentano, in un terreno vicino a tantissimi campi coltivati in cui i nostri figli hanno la fortuna di vedere il ciclo dei raccolti e la catena agricola di trasformazione del latte in Parmigiano Reggiano.

Qualcuno dei nostri figli più grandi di buona memoria, ci chiede perché in quei terreni, tuttora utilizzati in agricoltura, ma negli anni opportunamente trasformati ad uso industriale.

“Qualcuno” vuole per forza costruire un grande impianto? Dapprima doveva essere un inceneritore, poi un Tmb, ora un biogas… Ci chiediamo perché in una frazione a vocazione agricola ed estremamente viva, operosa e aperta all’innovazione come Gavassa, invece di incentivare il compostaggio domestico, ci viene chiesto di ospitare un impianto che trasforma la frazione organica in energia? I nostri nonni e molte delle nostre famiglie da anni fanno il compostaggio domestico, con impatto zero sulla gestione di quel rifiuto. Ci chiediamo perché non si incentivino forme virtuose a km 0 e si sponsorizzino, al contrario, mega impianti in cui dovranno arrivare i rifiuti di due intere province e addirittura sovradimensionato anche per quelle due province?

Sembra quasi che chi prenda queste decisioni non conosca il proprio territorio, non stia in mezzo alla gente, non sia mai andato nelle scuole elementari o dell’infanzia della zona per conoscere i futuri uomini e donne che dovranno governare il nostro paese. Sono piccoli gesti ma sarebbero significativi per i suoi piccoli concittadini.

Alcuni di loro hanno partecipato alle manifestazioni per le vie di Reggio verso la casa comunale, ma purtroppo anche in quell’occasione non hanno potuto vederla, sicuramente perchè troppo impegnato su altri tavoli. Le ricordiamo che, come cittadini di Gavassa, siamo i primi che ci siamo messi in gioco per la sperimentazione del porta a porta che sembrava essere un’utopia per le amministrazioni di allora e che oggi invece rappresenta la normalità, la giusta strada per valorizzare i rifiuti e un vostro motivo di vanto.

Con questo rammarico la salutiamo sperando che sia ancora possibile ascoltare e trovare soluzioni più consapevoli e più lungimiranti per il futuro dei nostri bambini, da cui, le ricordiamo citando un antico proverbio indiano, tutti noi abbiamo “preso a prestito” il mondo in cui viviamo e abbiamo la responsabilità e il dovere di conservarlo e restituirglielo nelle migliori condizioni possibili. “Noi non abbiamo ereditato la terra dai nostri padri, l’abbiamo avuta in prestito dai nostri figli, a cui la dovremo un giorno restituire” (proverbio indiano).

Ad oggi hanno firmato e sottoscritto la lettera quasi 220 persone (mamme, papà, nonni di bambini e ragazzi di Gavassa)

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