Aragona (Fdi): “Meno tasse e un assessorato alla Montagna”

La provocazione del candidato in Regione di Fdi nella sua sede elettorale in via Farini: "Bonaccini il simbolo del Pd lo ha tolto dalla sua lista e invece noi la fiamma tricolore la esibiamo in centro storico"

REGGIO EMILIA – Taglio alla tassazione fiscale dell’Emilia-Romagna per quel che riguarda l’addizionale Irpef e l’Irap. Poi un assessorato alla Montagna per risolvere i problemi di chi vive in quelle zone”.

Sono le cose che stanno più a cuore, nel suo programma, ad Alessandro Aragona, 42 anni, laurea in Scienze Politiche con specializzazione in Relazioni Internazionali, funzionario di banca, candidato al consiglio regionale per Fratelli d’Italia. Lo abbiamo incontrato nella sua sede elettorale di via Farini.

Aragona, ci parli del suo programma
I punti su cui voglio lavorare sono imprese e cittadini, agricoltura, politiche sociali, infrastrutture, montagna, economia circolare e sostenibilità e sicurezza. E poi un serve un grande focus sulla montagna con un assessorato specifico. In quei territori, in particolare, dobbiamo occuparci di riapertura dei punti nascite, di affrontare il discorso dell’invaso di Vetto e di trovare risorse per combattere il dissesto idrogeologico. E poi bisogna affrontare il tema del turismo che non riguarda solo la montagna, ma tutta la provincia. La fermata mediopadana potrebbe essere sfruttata di più in questo senso. Quando vado all’estero vedo, in questi grandi snodi infrastrutturali, una promozione feroce di tutto quello che c’è intorno e qui, invece, manco abbiamo i parcheggi.

Secondo lei Fratelli d’Italia è stata un po’ sdoganata, in questi anni, anche in una terra di sinistra come questa? Come le sembra il clima, oggi a Reggio Emilia, intorno al suo partito?
Sì, siamo stati sdoganati. La politica è cambiata nel corso di questi anni. Noi non siamo cambiati come valori di riferimento, ma la Meloni oggi è vista come una controparte affidabile, anche da persone che hanno sempre votato da un’altra parte. Oggi chi ha votato a sinistra per anni, ma non si sente più rappresentato, può vedere in Fratelli d’Italia un partito che può fare alcune battaglie sociali per lui. Sono finite le ideologie. Sono successe tante cose in questi anni. Penso al crollo del sistema della cooperazione. Sono andato ad alcuni incontri nella Bassa e ho trovato persone che mi hanno detto che il mondo a cui si erano appoggiati fino ad ora non li aveva tutelati e che, oltre al lavoro, hanno perso anche soldi nel fallimento delle coop.

Avete aperto questo ufficio in via Farini. Con il vostro simbolo e una bella fiamma tricolore. Una sfida a Reggio?
Vede, Bonaccini il simbolo del Pd lo ha tolto dalla sua lista e invece noi ce lo mettiamo e lo facciamo in centro storico.

Come è stata accolta l’apertura della sua sede dai reggiani?
Come una novità, perché era tanto tempo che nessuno del centrodestra aveva il coraggio di fare una scelta di questo tipo. Vogliamo dire che noi ci siamo in città. Come sarà stata accolta davvero, poi, lo sapremo solo il 27 gennaio. Le persone sono molto interessate ed entrano a chiedere il programma. La volontà e il coraggio delle persone di essere in mezzo alla città, con la porta aperta, credo che sia vissuta come una scelta da valorizzare. Insieme a Fagioli sono l’unico ad averla fatta.

A proposito di Fagioli, cosa pensa delle polemiche di questi giorni sulla sua candidatura?
Se le cose sono andate come ho letto sui giornali, siamo un po’ alla farsa perché, se è vero che aveva chiesto prima la candidatura alla Borgonzoni e poi è andato da Bonaccini, mi dispiace per la scelta del governatore uscente. Questo perché vedo che nel PD si cerca di fare la politica delle figurine, ovvero di candidare persone solo perché possono portare voti. Non mi piace, perché credo che si debbano candidare persone selezionate per quello che hanno fatto per il partito. Poi, per quanto lo riguarda, c’è anche una polemica sugli operai licenziati. Secondo me è meglio preferire una persona spendibile a cui viene riconosciuto un valore aggiunto per il lavoro che fa sul territorio.

Cosa vuole dire per lei essere di destra oggi?
Io credo che esistano ancora destra e sinistra. C’è chi crede che siano categorie che non hanno più senso. Le ideologie sono cadute, è vero, ma destra e sinistra restano soprattutto sulle grandi questioni. Per noi ci sono valori non negoziabili. I temi della vita, delle libertà individuali e della famiglia. Quelli che io chiamo diritti naturali. Io sono saldamente ancorato alla storia e al percorso della destra italiana. Credo in un sostegno forte alla famiglia dal punto di vista della natalità, nel fatto di agevolare i mutui per le giovani coppie. Sono per la famiglia tradizionale. Non è una questione di limitazione dei diritti altrui, ma di investire le poche risorse che uno ha su una famiglia costituita da un uomo e da una donna. Dal punto di vista politico, invece, essere di destra si esprime nello stare stabilmente nel centrodestra. Non abbiamo mai avuto la volontà di provare altre esperienze. Per noi è la casa naturale.