“Non si vive di solo erbazzone”, reggiani indignati per la pubblicità del Roadhouse

Fa discutere la cartellonistica della pubblicità di apertura di un nuovo ristorante in città. Ma forse è proprio quello che i comunicatori volevano

REGGIO EMILIA – “Perché non si vive di solo erbazzone”. E sotto la scritta campeggia un bel pezzo di carne succulenta pronto per essere mangiato. Firmato Roadhouse, la catena di ristoranti della Cremonini Spa che ha deciso di aprire un secondo locale a “I Petali”.

La citazione è biblica. “Non di solo pane vive l’uomo”, dice Gesù, secondo il vangelo di Matteo e Luca, al diavolo che lo invita a trasformare in pane le pietre nel deserto per sfamarsi dopo 40 giorni di digiuno. Qui l’alternativa non è il nutrimento spirituale, ma, secondo i comunicatori di Roadhouse, sarebbe la carne alla griglia.

I cartelloni, manco a dirlo, stanno suscitando la reazione sdegnata dei reggiani che si sono sentiti punti sul vivo relativamente a una delle loro eccellenze gastronomiche: l’erbazzone. Molti commenti sono indignati.

Scrive uno: “Questa sì che si chiama strategia dì marketing….vieni a Reggio Emilia, prendi la nostra specialità culinaria e la paragoni alla carne classica di vostra produzione. Dopo questo, piuttosto, se gom da magner dla cherna….andom al Macdonalds!”. E un altro: “Piutost che al roadhouse a main pan e sigolà”.

Arriva l’ironico che commenta: “A me piace il Roadhouse…e anche la pubblicità la trovo simpatica. Siete tutti dei pavmiggiani mancati”. E poi c’è chi no ci trova niente di male: “Ma ci sta invece dai dimostrano di essere presenti sul territorio. Sempre a fare polemica su tutto nel 2020 non si riesce più a fare niente senza rischiare di offendere qualcuno”.

Infine il commento definitivo: “..e dopo il locale che nel menù proponeva la torta fritta anche al Roadhouse ci metto una croce sopra”. Che dire, una pubblicità che fa discutere. Ma è qui che, probabilmente, hanno colto nel segno i comunicatori di Roadhouse perché, come diceva Oscar Wilde, “c’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé”.