Mafie, a Reggio 103 beni sequestrati: ma nessuno li vuole

Le destinazioni di questi beni sono poco piu' del 20%, un dato nettamente inferiore a tutte le altre province

REGGIO EMILIA – I beni da gestire ci sono, ma manca chi possa farlo. E’ il dato emerso in provincia di Reggio Emilia dal convegno nazionale sulla legalita’ organizzato dall’Ordine provinciale dei commercialisti, giunto alla nona edizione, dedicato quest’anno all’amministrazione dei beni confiscati alle mafie. In particolare dopo il maxi processo Aemilia contro la ‘ndrangheta, se ne contano a Reggio 103 (tra case, ville, terreni e negozi) a cui si aggiungono una quarantina di aziende.

Un patrimonio che, sommato agli immobili non ancora censiti, colloca il territorio reggiano in vetta alla classifica regionale per la presenza di beni da riassegnare insieme a Parma (dove sono 172). Nonostante si sia aperto un tavolo permanente in Prefettura sulla loro gestione, sottolinea tuttavia il commercialista reggiano Andrea Baratti, consigliere dell’Ordine, “le destinazioni di questi beni sono poco piu’ del 20%, un dato nettamente inferiore a tutte le altre province”.

A scoraggiare chi potrebbe farsi carico di quanto sottratto alle mafie, sarebbero secondo Baratti alcune criticita’ come “la non conformita’ edilizia degli stabili”, che i gestori dovrebbero sanare, o il fatto che “in alcuni casi sono occupati”. Quindi “per chiudere il cerchio sugli sforzi fatti dalla magistratura e’ bene anche sensibilizzare gli enti pubblici e le associazioni di volontariato che devono farsi avanti per farsi assegnare questi beni”. Baratti ricorda a questo proposito che sul sito dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati sono pubblicate le linee guida per richiedere l’assegnazione anche in fase di confisca provvisoria e ricorda che per i Comuni “e’ possibile l’acquisizione al loro patrimonio indisponibile”.

Il prefetto di Reggio Maria Forte ribadisce che “l’aggressione ai patrimoni mafiosi e il loro effettivo e rapido riutilizzo per finalita’ istituzionali e sociali costituiscono lo strumento piu’ efficace di lotta alla criminalita’ organizzata”. Serve pero’ “un unico interlocutore in veste di intermediario tra istituzioni e associazionismo”. Per Forte inoltre “una moderna politica antimafia non puo’ basarsi esclusivamente sulla base repressiva ma deve contemplare necessariamente strumenti di prevenzione sempre piu’ evoluti e atti ad osteggiare il fenomeno”.

A questo proposito il prefetto rende noti i dati delle interdittive antimafia: dal 2010 ad oggi 131 provvedimenti tra divieti di iscrizione (alle white list) e interdittive, di cui 14 nel 2019. “I numeri – dice Forte – possono sembrare di ridotta misura, posso assicurarvi che in un territorio come questo sono significativi”. I provvedimenti, specifica, “sono stati adottati nei confronti di 117 ditte operanti per la maggior parte nel settore edilizio e dell’autotrasporto”. Andrea Rat, giudice del processo Aemilia (in sostituzione del presidente del tribunale Cristina Beretti) chiarisce che “le organizzazioni criminali sono diventate imprenditoriali e hanno nelle ricchezze accumulate il loro punto di forza ed espansione”.

La “prevenzione – aggiunge il giudice – non e’ solo banalmente quella del codice antimafia ma un ruolo fondamentale compete anche ai professionisti: commercialisti, avvocati e notai perche’ devono vigilare nella fase fisiologica dei rapporti economici che tutto avvenga nel pieno rispetto della legalita’, chiudendo gli spazi ad operazioni illecite o solo apparantemente lecite”.

Concorda il procuratore capo Marco Mescolini, gia’ pubblico ministero di Aemilia. “Chi si associa all’organizzazione criminale non lo fa, come e’ avvenuto, per spararsi con gli altri o uccidere il suo capo. Lo fa per fare soldi e quindi il ruolo dei professionisti e’ fondamentale”. Tanto che, aggiunge Mescolini, “credo che durante Aemilia si e’ creata una professionalita’ che altrove non c’e’, al punto che si e’ riusciti a mettere in bonis societa’ che, se ci fosse stata assoluzione alla fine del processo, si sarebbero ritrovate messe meglio di quanto non fossero in partenza”.

Mescolini invita poi ad essere “segugi della realta’” (nel senso che le mafie si evolvono, ndr) e a “seguire i fatti nella memoria di cio’ che e’ successo”, aiutando i cittadini a comprenderli. Il presidente dei commercialisti reggiani Corrado Baldini, dopo aver letto un messaggio di apprezzamento inviato dal Capo dello Stato, commenta: “Soprattutto sul nostro territorio questi convegni dimostrano una attivita’ quotidiana di coordinamento tra tutte le attivita’ civili, militari, i magistrati e i professionisti che con loro collaborano”.

Valeria Giancola, consigliera dell’Ordine nazionale, rimarca: “Noi commercialisti ci siamo per contrastare le organizzazioni criminali. Da tempo abbiamo fatto una scelta di campo operando nella legalita’ e per la legalita’ sempre a fianco dello Stato”.