La nuova rappresentanza secondo Cna foto

Lugli, presidente Cna: "Fattori esogeni ed endogeni minano il ruolo delle associazioni. Istituiamo un forum permanente sulla rappresentanza"

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REGGIO EMILIA – In una fase in cui il sistema della rappresentanza vive una profonda trasformazione, così come tutto il mondo intorno ad esso, Cna Reggio Emilia vuole mettere a disposizione di tutti una riflessione sull’attualità e sul futuro dei corpi intermedi, attraverso una tavola rotonda alla sala degli specchi del Teatro Valli con quattro ospiti accomunati da grande competenza e grande sensibilità sulla materia, pur esprimendo punti di osservazione diversi su: l’associazionismo con Sergio Silvestrini, segretario generale Cna; l’economia con Dario Di Vico, editorialista e inviato del Corriere della Sera; la scienza politica con Massimiliano Panarari, politologo e la politica vera e propria con il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi.

Il punto di partenza nel dibattito condotto dal direttore di TG Reggio Gabriele Franzini, è il discorso del presidente di Cna Reggio Emilia Giorgio Lugli, che individua i fattori esogeni e endogeni alla base della necessità di una “nuova” rappresentanza: “La crisi economica, la frammentazione sociale, la spinta alla disintermediazione sono i fattori esogeni che hanno influito – e in parte influiscono tuttora – sulla “tenuta” del sistema della rappresentanza. Accanto ai fattori esogeni ci sono quelli endogeni, quelli cioè che riguardano da vicino il sistema delle associazioni di rappresentanza. Mi riferisco in particolare ai rischi di un allontanamento progressivo dai propri associati e di una progressiva burocratizzazione delle strutture”.

Secondo il numero uno della Cna reggiana, negare le responsabilità delle associazioni stesse alla crisi della rappresentanza sarebbe sciocco e soprattutto poco utile. L’importante è, come sottolinea a più riprese: “La consapevolezza di poter migliorare la nostra azione, grazie a una maggiore capacità di ascolto degli associati e allo sforzo per ridurre la distanza da loro”. Perché l’esigenza di organizzare interessi sempre più parcellizzati, di rispondere a bisogni spesso difficili da identificare, di portare a sintesi punti di vista non sempre omogenei trova risposta efficace soltanto nei corpi intermedi.

E’ questo il senso della “nuova” rappresentanza, intesa come una rappresentanza “connessa al cambiamento” (per riprendere lo slogan della campagna di comunicazione di Cna di qualche anno fa), una rappresentanza consapevole delle trasformazioni in atto, una rappresentanza capace di adeguare le proprie strutture e i propri strumenti in modo rapido e innovativo al servizio degli associati e della comunità. Come? Un’idea l’hanno data gli stessi dirigenti dell’Associazione, rispondendo ad una piccola indagine redatta e presentata dal direttore generale Cna Azio Sezzi per raccogliere dati e informazioni sugli strumenti attraverso i quali le associazioni di rappresentanza possono uscire rafforzate da questa fase di transizione.

I numeri
Su un campione di 150 dirigenti, emerge che il 34% imputa le cause principali della crisi dei corpi intermedi ad una crisi generale della rappresentanza, il 18% ad una distanza dalle esigenze delle imprese e solo il 12% la associa come conseguenza diretta della crisi economica.

Dati che sottolineano come la radice del problema sia profonda e necessiti di un cambiamento epocale che, secondo gli intervistati, può avvenire attraverso tre strumenti principali: rafforzando le relazioni tra imprese (38%), aumentando la rappresentanza con una maggiore presenza sui tavoli istituzionali e sui media (30%) e l’erogazione di servizi qualificati e personalizzati (22%).

Non a caso, è proprio l’utilizzo dei servizi per il 28% degli imprenditori la motivazione principale che li lega a Cna; segue la soddisfazione complessiva per il 25%, e a pari merito per il 20% il valore della rappresentanza e dell’etica associativa. Cifre che fanno ben sperare per l’importanza della funzione sociale oltre che economica dell’associazione.

Interessante il dato sul rapporto con il mondo delle istituzioni e della politica: il 46% chiede a Cna una lobby attiva e il 37% un maggior collegamento, ma c’è anche un 9% che invoca un distacco assoluto e un 8% che chiede una netta distinzione dei ruoli.

“La logica della disintermediazione, l’illusione che meno “cose” ci sono tra chi governa e i cittadini, non riduce la frammentazione economica e sociale. Al contrario, la fa crescere e moltiplicare. Vogliamo lanciare una proposta, che naturalmente dovrà essere meglio sviluppata e definita, alle associazioni di rappresentanza e alle istituzioni della provincia di Reggio Emilia. Dare vita a Reggio Emilia, insieme, a un’occasione significativa e periodica di riflessione sul tema della rappresentanza, una sorta di Forum e di centro di documentazione permanente dei corpi intermedi, che a partire dalla ricca e articolata esperienza reggiana, approfondisca in modo sistematico e rigoroso il tema, avvalendosi di competenze e contributi di alta levatura”. Chiosa il presidente Cna Giorgio Lugli.

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